
Chi è Alcesti? Moglie di Admeto, decide di sacrificarsi per rispettare il debito del marito contratto con il dio Apollo.
Secondo alcune aggiunte alla leggenda, venne poi strappata dalle buie caverne dell’Ade da Ercole, impietosito dalla disperazione del coniuge inconsolabile per la perdita subita.
Una scelta che, ad una lettura frettolosa e poco attenta, la pone come simbolo del dovere e della sottomissione alla devozione coniugale.
Nulla di più fuorviante.

Valentina Motta, attraverso una indagine iconografica attenta e analitica, percorre la rappresentazione di questa figura attraverso i secoli e secondo i differenti stili.
Tracciandone una immagine forte, determinata e profondamente innamorata riconoscente all’amore del marito.
Come spesso accade per le figure classiche, ogni artista regala la sua personale visione.
Raffigurazioni diverse, volti ed espressioni diverse e plasticità mutevoli e dinamiche.
O dei dell’Inferno,
Alceste, atto I, scena II
terribili ombre,
risparmiate lo sposo!
Eccomi pronta ad offrirmi,
ad immolarmi.


La protagonista sovrasta la scena. Sempre eterea nei secoli, bellissima e regale nelle sue espressioni. Per gli artisti neoclassici, le scene sono sempre rappresentate con molta enfasi e trasporto, quasi fossero opere teatrali e drammi che si stanno consumando in modo drammatico e tragico.
Uno degli artisti che ha saputo maggiormente rappresentare Alcesti è J. F.P Peyron la cui arte è un chiaro rimando al maestro J.L David, in particolare nell’opera Il Dolore e il lamento di Andromaca. In entrambe le opere, il centro di tutto è il dolore e la morte: Alcesti ed Ettore sono posti, cadavere, al centro della scena. L’azione è tutta dei rispettivi coniugi che si disperano per l’infausta sorte.


Il tempo ti darà sollievo
Euripide, Alcesti
Colui che muore non è nulla.
Molto importante è la rappresentazione, assai frequente, del letto coniugale, su cui giace, esanime, la donna. Simbolo della fedeltà e devozione coniugale. Un tema che ricorre molto spesso, per ricordare l’importanza del sacrificio compiuto. Il giaciglio è il luogo dove l’amore coniugale e la famiglia iniziano la loro storia e suggellano la loro unione.
Una moglie che ha deciso di votarsi all’amore per un marito a lei altrettanto devoto.
Sentimento che oltrepassa la vita stessa.

Oh Casto, oh caro nuzial mio letto!
Mia dolce cura, mio solo affetto,
finché da queste stelle funeste
volle difendermi, pietoso il ciel:
se un’altra accogli sposa novella,
sarà più cara, sarà più bella,
della tua misera estinta Alceste;
ma non più tenera, ne più fedel.





Lungi dall’essere una donna sottomessa, Alcesti prende le sue coraggiose decisioni in modo autonomo e coraggioso, assurgendo al ruolo di vera eroina. Ingiustamente la sua figura è stata cancellata negli ultimi anni dalla storia perché, in un mondo dominato dall’assenza di valori, Alcesti potrebbe essere ancora oggi un esempio di di comportamento improntato ai valori e al sacrificio per il prossimo. Grazie, Maria Francesca per aver letto il libro e averlo sintetizzato (cosa non facile) in questo articolo.
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