Non solo poeti… anche briganti!

Oppido si contraddistinse per poeti e letterati, ma forse pochi sanno che tra i suoi nativi vi è anche un brigante: Gerardo De Felice.

Nel periodo in cui l’uomo fu attivo, all’indomani dell’Unità, il brigantaggio era un fenomeno in piena espansione e tra i criminali più famosi della Lucania vi era Carmine Crocco.

Spesso i briganti si infiltravano tra le rivolte per trarre profitto dal caos che la rivolta aveva generato. Tra loro vi Gerardo De Felice, detto Ingiongiolo.

Nato a Oppido Lucano il 9 gennaio 1828, De Felice – riferisce Francesco Giannnone in un suo studio – era “guardiano di vigne a tempo perso, ma nel fatto un ladro di professione”. A differenza di altri, Ingiongiolo si diede al ‘brigantaggio politico’ molto tardi, nel momento in cui il fenomeno andava scemando sotto i colpi della potente repressione innescata dalla famigerata Legge Pica che dava pieno potere alle autorità di reprimere nel sangue le rivolte.

La ‘carriera’ di De Felice ebbe inizio infatti verso la fine del 1863, quando il brigante oppidano si unì alla banda di Crocco.

Tra le sue vittime si conserva memoria di tale Antonio Furone, titolare di una ‘privativa’ di sali e tabacchi, sciabolato in contrada Serra Cimino (Genzano di Lucania) il 15 agosto 1864 per essersi rifiutato di fornire a Ingiongiolo e compagni cibi e sigari come gli era stato intimato. In precedenza, il 29 giugno, il brigante si era ‘distinto’ nella scaramuccia di contrada Macchione (Acerenza) a seguito della quale due Carabinieri avevano perso la vita. Eccitato dal gran ‘colpo’, De Felice e un compagno spogliarono le povere salme e ne vestirono le divise. Così camuffati, i due tristi avvicinarono un gruppo di donne impegnate in lavori campestri. Poi ad un segnale di Ingiongiolo, altri malviventi accorsero dalle macchie dove erano nascosti a dare manforte agli altri due  nell’usare violenza a danno delle infelici. Dopo la cattura di Crocco e Ninco Nanco, raccolti attorno a sé gli sbandati di quelle formazioni, De Felice divenne il pericolo pubblico numero uno della Basilicata.

Per ricattarlo i suoi nemici arrivarono, durante le ricerche, a sequestrare e portare con sé a Michele, il figlioletto di cinque anni del brigante. Ma nemmeno con questa esca disumana si riuscì a far cedere Ingiongiolo. Vi riuscirono invece, ingolositi dalla taglia che pendeva sul suo capo, alcuni ‘giumentari’ di Spinazzola in combutta col vaccaro Michele Caprio di Genzano. Caduto in trappola, Gerardo De Felice, morì, probabilmente da solo, nei pressi di una “pagliaia” posta all’interno del bosco La Piana nel territorio di Vaglio, nel potentino. Era il 21 ottobre 1866.

Di lui non si ha nemmeno una foto, ma la sua fama è rimasta intatta. Uno dei briganti più famosi della Lucania, secondo solo a Carmine Crocco.

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