
In questa giornata, vorrei ricordare una grande donna che nacque ad Oppido Lucano l’ 6 ottobre 1866. Felicia Muscio era una donna di umili origini che sposò un suo compaesano, Vittorio Sciaraffia Saluzzi, da cui ebbe una figlia nel 1891: Rosa.

Subito dopo la nascita della figlia, Vittorio, come molti altri paesani, emigra in America.
Il futuro era incerto e pieno di incognite, ma rappresentava l’unica soluzione possibile ad una realtà difficile e spesso priva di speranze. In poche parole: era meglio il futuro ignoto che una realtà pessima. Ma per la famiglia di Felicia le cose andarono diversamente.
Nel 1897, la donna apprese che suo marito era diventato il padrone di una compagnia di carrozze. Era giunto il momento di partire.

Felicia affrontò un viaggio di oltre settanta giorni, dal paesino lucano alle valli cilene, oltre la cordigliera delle Ande, per raggiungere il marito ad Iquique.
Attraversò le Ande su un mulo, con la bambina in braccio per tutta la cordigliera delle Ande: questo il percorso compiuto da una donna semplice, nata in un paese al centro della Lucania.
Un viaggio epico che ad Iquique è ricordato anche da un monumento: un mulo con in groppa una donna e una bambina, posizionato in una piazza della citta cilena.
Ricordo di un sogno realizzato, costato sacrificio e fatica. Esempio di speranza e ricordo dei tanti che hanno lasciato la propria terra per crearsi un futuro migliore.
Emigranti in cerca di futuro,ma con nel cuore il colore e la bellezza della loro terra.

