Tutto chiede salvezza

Ho pianto per mille motivi.

Perché mi sono rivista in moltissime cose e quella costante insicurezza, voglia di autosabotarsi è profondamente mia. La sento da che ho memoria, marchiata a fuoco come molte mie caratteristiche.

La gente non sa come si vive dentro. Ignora cosa le mente possa generare. Il dolore uccide e distrugge lentamente, come un martello pneumatico.

E, una volta per tutte, sdoganiamo lo stigma delle malattie mentali: tutti quelli che ne soffrono farebbero volentieri a cambio.

Ma film come questo mi fanno sperare che, forse, qualcosa stia cambiando.

Daniele è un ragazzo ventenne che si trova a dover trascorrere una settimana in psichiatria con alcuni giovani a causa di un TSO. L’uso e l’abuso di stupefacenti hanno minato il suo carattere fragile ed insicuro, causandone intensi e violenti scatti d’ira.

I genitori, disperati ed esasperati non trovano altra scelta se non il ricovero forzato in una struttura. In quello che sembra un limbo di follia e perdizione, Daniele scopre una nuova parte di sé e trova degli amici speciali.

Per le persone “sane” i pazzi sono persone da evitare e da emarginare, eppure il protagonista ne scopre la bellezza e la profonda verità che essi guardano attraverso gli occhi di chi porta nel cuore uno stigma senza colpa.

Si parte da Gianluca, un ragazzo che soffoca sentimenti e indole per obbedire ai dettami di un padre potente e prepotente, c’è poi Giorgio, un ragazzone con un profondo dolore dentro che lo lacera e divora. E infine Madonnina e Mario: il primo, quasi mascotte del gruppo e il secondo uomo di grandissima cultura ed empatia che ha ceduto ad una disperazione profonda.

Esistenze sospese, scomode e che cercano di trovare quella salvezza in un mondo che non ne conosce il significato.

E poi c’è Nina: quella che sarà il grande amore tormentato e complicato di Daniele che rivela quanto sia disumano e subdolo il mondo dei social e loro, tragico, risvolto.

Le stagioni sono due, e nella seconda, di cui non voglio dare nessuna anticipazione vi è la figura di Matilde, interpretata dalla stupenda Drusilla Foer.

Donna tormentata e rabbiosa verso il mondo con un passato difficile e doloroso.

Daniele farà di tutto per salvarsi, non senza qualche difficoltà: il mondo esterno è sempre pronto a giudicare ogni passo falso.

Una fiction da vedere e comprendere, per lottare contro lo stigma sociale che aleggia chi soffre di questa patologia.

Ricordatevi che i malati veri non sono i rinchiusi: la malattia vera è la crudeltà di tanti esseri umani.

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