Il consumismo che ti aspetti ma che non vuoi vedere

“Un essere umano può imitare efficacemente una intelligenza artificiale; un’intelligenza artificiale non potrà mai imitare efficacemente un essere umano”.

Quante volte compriamo? e di quanto realmente abbiamo bisogno?

Tutte le volte che compriamo qualcosa, ci chiamo a cosa effettivamente serve? Ma soprattutto ne abbiamo davvero necessità?

Questo documentario smaschera, attraverso i racconti di vari addetti, come gli acquirenti siano quasi tenuti in scacco dai vari colossi commerciali. Studiato per guidare e condizionare i vari compratori di età, con meticolosa e quasi perversa dovizia.

Merce invenduta e gettata nella spazzatura, vestiti comprati a prezzi stracciati e prodotta in ambienti poveri e malsani. Fa impressione vedere la mole di rifiuti prodotta dal fast fashion. Pensando di risparmiare in realtà stiamo lentamente uccidendo il pianeta e sfruttando la povertà di milioni di persone.

Documentario straordinariamente dettagliato e ben fatto che lascia ben pochi dubbi all’immaginazione e che consiglio di vedere perché è una realtà che viviamo ogni giorno.

Alla vigilia del Black Friday, riflettiamo: la corsa all’affare non è una necessità, ma un bisogno doviziosamente studiato.

Un mondo dal meccanismo perverso e di cui siamo, quasi inconsciamente, complici.

Un documentario veramente dettagliato e sorprendente. Da vedere e comprendere.

La realtà che ci rifiutiamo di vedere e che è, letteralmente, sotto i nostri occhi.

7 pensieri riguardo “Il consumismo che ti aspetti ma che non vuoi vedere

  1. Ho visto il documentario in questione. Mi hanno colpito non tanto le parti in cui mostrano le spiagge strapiene di vestiti buttati via, quanto piuttosto i racconti di coloro che lavorano nelle catene di fast food, e che a fine giornata devono buttare una quantità enorme di cibo ancora buono.
    Inoltre, ho trovato veramente sadico il fatto che le catene per cui lavorano li obblighino a versare su quel cibo i fondi del caffè, al fine di rovinarlo e non permettere ai barboni di mangiarlo gratis. Capisco che dal punto di vista economico la cosa ha una sua logica (se i barboni non trovano il cibo gratis, cercheranno di racimolare un dollaro o 2 per comprarselo), ma cercare di lucrare perfino sui disperati è una mossa veramente vomitevole. Soprattutto se sei il proprietario di una catena di fast food che di soldi ne ha già a palate.
    Simile e altrettanto agghiacciante il racconto di una ex dipendente di una ditta di shampoo e bagnoschiuma, la quale racconta che prima di gettare via quelli invenduti doveva spremerne il contenuto all’interno del cassonetto. Anche questo aveva una sua logica: come diceva lei stessa, se i barboni avessero preso dal cassonetto gli shampoo e i bagnoschiuma ancora pieni e li avessero usati, poi la ditta sarebbe diventata famosa come “l’azienda preferita dai barboni”, e certamente non sarebbe stata una buona pubblicità. Tuttavia, negare la possibilità di lavarsi decentemente a dei barboni solo per un discorso di immagine mi sembra veramente spietato (e anche stupido, dato che le epidemie si diffondono anche a causa della mancanza di igiene, come ci ha insegnato il covid).
    Mi è piaciuta meno la parte su Amazon, perché il documentario parla molto dei danni ambientali che causa, accenna soltanto alle pessime condizioni lavorative dei suoi dipendenti e tace del tutto su un terzo lato molto negativo di Amazon: il fatto che costringa le aziende a vendere i loro prodotti ad un prezzo così stracciato che non solo polverizza il loro guadagno, ma le fa andare addirittura in perdita. Le aziende lo sanno e lo accettano, perché Amazon è una vetrina troppo importante per i loro prodotti. Ma anche se loro lo accettano, resta il fatto che costringerle a vendere ad un prezzo che conviene solo ad Amazon sia profondamente sbagliato.

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    1. Grazie per la tua preziosa analisi 🙂 su amazon ci sono molte inchieste….anche italiane. Purtroppo il loro modus operandi anche nei confronti dei rivenditori non è sempre trasparente.

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      1. Io sono venuto a saperlo per puro caso: 10 anni fa lavoravo in una casa editrice, e la sua proprietaria decise coraggiosamente di non vendere i suoi libri su Amazon proprio perché il sito le chiedeva in cambio di abbassare i prezzi a delle cifre che le avrebbero impedito non solo di guadagnare, ma perfino di pagare la tipografia che le aveva stampato i libri.
        Comunque concordo in pieno con il consiglio che dà la ex dipendente di Amazon: se c’è qualcosa che ti interessa su quel sito, mettilo nel carrello e aspetta un mese. Se dopo un mese ti interessa ancora è segno che ti piace davvero e ne hai davvero bisogno, e quindi non ti capiterà quello che succede quando compri d’impulso, ovvero pentirti dell’acquisto quando ormai è troppo tardi per fare marcia indietro.
        Aggiungo un secondo consiglio: se proprio devi comprare online, fallo su ebay, non su Amazon. Perché su ebay vendono delle persone fisiche, loro intascano la quasi totalità della cifra e quindi comprando lì fai girare l’economia; Amazon invece non fa guadagnare nulla a chi vende i suoi prodotti sul sito (anzi lo fa andare in perdita), e quindi comprando lì fai arricchire soltanto Jeff Bezos.
        L’unico aspetto su cui Amazon è meglio di ebay sono le tempistiche di spedizione: infatti Amazon si appoggia ai corrieri, e quindi ti fa arrivare tutto in 3 giorni al massimo; i venditori di ebay invece si appoggiano alle poste italiane, e quindi un prodotto può metterci anche 2 settimane ad arrivare. Ma in fondo quando compriamo online non si tratta quasi mai di cose che ci servono urgentemente (altrimenti non aspetteremmo neanche i 3 giorni che ci mette Amazon), quindi a mio giudizio non è un aspetto così fondamentale. Grazie a te per i complimenti e per la risposta! 🙂

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  2. Hai detto tanto già nel titolo, il consumismo che ti aspetti e che non vuoi vedere. Ho il documentario nella lista di cose da vedere su Netflix, ancora non ho il coraggio! In casa abbiamo il dito molto veloce su Amazon, per comodità, per tempi rapidi di consegna, perché magari ci accorgiamo che manca una cosa e il giorno dopo già la consegnano, ma siamo purtroppo consapevoli di quello che c’è dietro. Mi farò coraggio e lo guarderò 😉 grazie!

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  3. Ho visto il documentario e la cosa peggiore è stata sapere che i vestiti che si donano e si mettono nei cassoni gialli finiscono per invadere spiagge e terreni. Anche le Iene la scorsa domenica han parlato di tali vestiti, quelli dei cassoni gialli, ma loro hanno scoperto che chi li raccogli lì divide e va a vendersi quelli firmati e buoni. Quindi altro che vestiti per i poveri😥 Comunque qua dove vivono, in nord est, i centri commerciali son sempre pieni e la febbre dei saldi è assurda. Ho anche colleghe che ogni mese spendono un intero stipendio in shopping compulsivo e se io dico che nn n compro mi guardano come una strana. La frenesia dell”acquisto è terribile, non si rendono conto di questa pessima dipendenza che sta distruggendo quei luoghi che una volta erano meravigliosi.😔

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