Quella parte che avrei dovuto raccontare qualche tempo fa…

Come chi segue sa:odio raccontare di me. Ma oggi è il caso di fare una doverosa eccezione.

È già passato un anno da quando ho iniziato a sviluppare questo blog. Inizialmente era una semplice, banale e comune idea che  poi si è trasformata in realtà.

E come è successo?

Paradossalmente,dopo un ricovero in ospedale. Era un periodo in cui ero letteralmente distrutta.

Il mondo che avevo costruito con tantissima fatica e speranza era letteralmente crollato e io camminavo senza avere il pavimento sotto ai miei piedi.

Inutile dire che le persone accanto a me, sedicenti amici, non hanno fatto altro che scavare il baratro che si stava dipanando.

Avete presente la fiction “Tutto chiede una salvezza”? Non era un TSO, ma il mio stato mentale era pressappoco quello del protagonista, droga esclusa ovviamente.

Non mi vergogno a dirlo (e mai lo farò) ma avevo, ancora una volta, raschiato il fondo e toccato la merda.

Durante questo periodo, durato circa una settimana, fui messa in stanza con altre persone. Causa i tagli alla sanità, eravamo in circa 6 persona in una stanza. Tutte con patologie diverse.

Ero devastata da tutta una serie di eventi e non riuscivo a trovare un modo per sollevarmi.

Mi feci portare dei libri, tra cui il mio preferito, Addio alle Armi, e lo lessi in una notte. Era un periodo che non dormivo, le ore di sonno mancavano e soffrivo di fortissimi mal di testa.

Un tipico esaurimento nervoso e con tutta una serie di conseguenze fisiche che necessitavano di controlli approfonditi.

Hemingway è uno degli scrittori più tosti che abbia mai letto e da diverso tempo non aprivo una pagina.

Ma grazie a lui, avvenne qualcosa.

La signora accanto a me, curiosa, mi chiese del libro e iniziai a raccontare.

Mi piaceva molto parlare delle vicende legate al libro e di colpo mi accorsi che il mio malessere era passato in secondo piano. Il giorno dopo chiedi un taccuino ed iniziai a scrivere.

Era come se qualcosa dentro di me si liberasse, in modo fluido anche se immerso nel Chaos che avevo dentro.

Passò una settimana.

E il giorno delle dimissioni il neurologo, mi disse:” non ti voglio vedere più qui e fai ciò che ti senti”.

Scrissi a Laura, una donna a cui devo molto: una delle amiche che, nonostante i mille casini, è sempre presente. E che aveva già fiutato il mio malessere.

Lei mise in piedi il blog.

Il resto è divenire.

E in questo viaggio non posso non ringraziare ed abbracciare gli artefici di quella che è stata una rinascita.

Ora, la lista è lunga, ma necessaria e sentita.

In primis la mia famiglia e Davide, che mai manca di essermi accanto e supportarmi in tutto.

Mio figlio, sempre e comunque sopra ogni cosa.

Gli amici, quelli veri, che nonostante tutto, hanno capito e compreso le mie fragilità senza giudizio.

Elena e Claudia: le mie sorelle maggiori, Sara, Andrea, Laura.

Nicoletta, Viviana, Cinzia e tanti altri. Presenti per davvero.

Il Caffè Lucioni, nelle persone di Elena, Isabella, Federica, sig. Gianna e sig. Carluccio che mi sono sempre stati accanto nei momenti difficili ed hanno sempre avuto una buona parola per me, unita a dolci e caffè eccezionali.

Marta Galli, del negozio Allegra Curvy di Tradate. Le devo molto: è una amica ed una persona unica. Sempre dolce, presente e profondamente empatica.

Unica e straordinaria Carla Tocchetti, da sempre la mia maestra e grandissima professionista verso cui sarò immensamente grata. Preziosa, colta e colonna portante del patrimonio culturale varesino.

Roberta Venturini e sua figlia Vanessa Canali, fondatrice del gruppo di cui sono recensionista: I petali dell’arte. Assieme a Daniela Zaghini, l’insegnante migliore che abbia mai conosciuto, e Natalina Di Blasi, una donna coraggiosa e immensa.

Anna Marsella, fondatrice di Anemos, di cui sono membro da qualche tempo. Grazie a lei ho imparato che le nostre debolezze non devono essere fonte di vergogna e che le parole, per quanto possano essere meschine e subdole, non mi faranno più male.

Un grande abbraccio a tutti i colleghi volontari che fanno tantissimo ogni giorno contro ogni forma di sopruso e violenza.

Il tempo saprà rendere giustizia al male che ho subito, letteralmente e come giustizia prevede. Ma questa è un’altra storia.

Un grazie al team di From Hell che mi ha scelto in qualità di editor: una grandissima opportunità per unire passione e lavoro in un binomio sinergico e coeso. Onorata di essere parte di un gruppo innovativo e creativo unico.

Tra le tante persone uniche che ho trovato lungo il cammino c’è anche Stella del negozio Follettopoli di Tradate. La prova che la magia esiste: basta cercarla nelle persone che, come lei, rendono il mondo migliore.

Il gruppo Punto Adozione nelle fondatrici Alessandra Pritie Maria Barzaghi e Maribella Divita. Donne incredibili e che hanno sdoganato, con impegno e coraggio, i tanti pregiudizi, supposizioni e credenze sull’adozione.

Tutti gli scrittori, diventati amici, che, attraverso la bellezza delle loro opere, hanno lastricato il mio cammino di meraviglia.

In particolare Stefania Chiappalupi, Matteo Di Tommaso, Omar Pedrini, Federico Scarioni, Antonella Pieri, Tiziana Keter, Daniela Palla, Laura Fagiolini e Clelia Zarba’.

E ultimi, ma non per ordine di importanza, Luigi Manco, fondatore della Varese Nascosta: un gruppo Facebook che, fin da subito, ha creduto in me e nel blog, dandomi tutto lo spazio possibile e sono felicissima di questa collaborazione.

Luigi Colombo, un’attore straordinario e una persona di grandissima umanità, presidente della Fita  Varese che mi ha letteralmente spalancato le porte al mondo del teatro.

Potrei continuare ancora, e mi scuso se ho dimenticato qualcuno. La verità è che, dopo aver attraversato il buio, ho iniziato ad affrontare ciò che mi porto dentro, scoprendo tanto amore intorno a me.

La scrittura è parte della mia anima, e ad ogni nuovo articolo è come se lasciassi andare una parte di me.

Chiamatela come volete, terapia, rinascita o in altri modi.

Come qualcuno, giustamente, mi ha chiesto: ma tu dove vuoi arrivare?

Io rispondo che non lo so.

Ma ad un marinaio si chiede mai dove arriva? Lui ama il mare, a prescindere dalla meta.

Ecco, forse sono un po’ marinaio anche io. Non ho una destinazione precisa. So soltanto che amo perdermi nella bellezza della scoperta; un libro, un film, una mostra e tanto altro.

E non ho voglia di fermarmi sulla terraferma.

Soprattutto con un pensiero, profondamente ed intimamente mio.

Nonostante le mie mille contraddizioni e quell’ombra che mi porto dentro, ho imparato a convivere e ad accogliere quel Chaos che è da sempre parte di me.

Non reprimo più nulla, e ho smesso di fare tacere la mia anima e ammorbare il cuore.

Respiro ciò che amo, e non ho bisogno di altro.

2 pensieri riguardo “Quella parte che avrei dovuto raccontare qualche tempo fa…

  1. Affascinato da questo marinaio che naviga e con i sui racconti mi sta aprendo un mondo a me ignoto… nn ti fermare mai Francesca!! La tua luce illumina il sentiero strambo di quelli che cerchiamo ancora la nostra strada da seguire…

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