Come diventare leader di una setta.

Dissacrante, irriverente e profondamente vero.

I leader dei culti più aberranti e sanguinosi analizzati in modo manualistico e diretto, con una nuda e sconcertante verità.

Il linguaggio è profondamente innovativo e immediato, di facile comprensione e profonda riflessione. Attraverso una chiave quasi fumettistica che risulta vincente e accattivante.

Partendo da figure ambigue come Charles Manson e Jimmy Jones e il loro modus operandi, si analizza la fenomenologia dietro al regime settario.

Un leader di una setta è una persona estremamente intelligente e carismatica, con immense doti manipolatorie e anche conoscenze di psicologia.

Che ci crediate o meno, questi “santoni” non si improvvisano semidei: studiano e indagano.

Lo stesso Manson, rinchiuso in prigione, si dedicava allo studio delle tecniche di vendita e persuasione. Persuasione unita con l’abuso di droga era il connubio perfetto per mietere vittime.

Sfruttano le debolezze, fragilità e bisogno di appartenenza dell’altro.

Tutti abbiamo bisogno di sentirci parte di qualcosa e di trovare uno scopo nella vita.

Ed ecco che arriva la dottrina perfetta.

Generalmente le sette hanno sempre la chiave di qualche successo: a livello commerciale, familiare e mentale.

Promettono di rendere migliori e con il minimo sforzo.

Nessuno può dirsi al sicuro, in quanto anche l’individuo più apparentemente sicuro di sé e razionale può cadere vittima del gioco subdolo e perverso.

Pertanto è sempre più necessario fare prevenzione e diffondere consapevolezza circa i rischi in cui ci si può ritrovare. Ricordiamoci che le sette hanno lo scopo principale di alienare ed annientare ogni possibilità di autonomia.

Il fine ultimo è quello di creare automi senza anima e dediti ad ogni comando, privi di famiglia e amici.

Sono il male mascherato da bene.

Perché, è non mi stancherò mai di dirlo, il pavimento dell’inferno è sempre lastricato delle migliori intenzioni.

7 pensieri riguardo “Come diventare leader di una setta.

  1. I sadici spesso cercano un canale per dare libero sfogo alla propria perversione in un modo che appaia giustificabile per loro o per l’intera società.
    Questo è proprio il caso della più famosa setta italiana (ora estinta), le Bestie di Satana: non erano altro che dei ragazzetti senza morale e mediocri sotto tutti i punti di vista, che per giustificare a se stessi gli omicidi che compivano e dare loro un’aria di grandiosità dicevano di commetterli in onore del diavolo, nonostante di satanismo ne sapessero poco e nulla.
    Nonostante le Bestie di Satana non fossero certo dei personaggi grandiosi, la loro storia è comunque interessante, perché dimostra a quali abissi di malvagità possano arrivare anche dei ragazzi qualunque in un paese come tanti della provincia italiana. E poi in questa vicenda un personaggio grandioso c’è: alludo a Michele Tollis, padre di uno dei ragazzi uccisi dalle Bestie, che si improvvisò detective e riuscì a inchiodare i colpevoli uno ad uno con una determinazione e una sagacia senza pari.
    Proprio perché le Bestie di Satana non erano altro che un gruppo di sbandati, nel loro caso è difficile capire chi fosse il leader della setta. Sicuramente il più interessato ad esserlo era Paolo Leoni, dato che faceva di tutto per manipolare gli altri membri della setta; tuttavia, il più spietato e il più freddo (e quindi il più ammirato dalle altre Bestie di Satana) era senza dubbio Nicola Sapone. Una prova molto chiara di quanto fosse forte la sua leadership all’interno del gruppo è data dal fatto che Andrea Volpe dopo aver commesso l’ultimo delitto della setta non chiama Paolo Leoni per aiutarlo a disfarsi del corpo, ma Nicola Sapone. Era lui il punto di riferimento, la persona da chiamare quando gli altri non sapevano cosa fare.
    Ciò che risulta incredibile in questa vicenda è il fatto che siano riusciti a rimanere impuniti per così tanto tempo, perché non erano particolarmente intelligenti. Ad esempio, Nicola Sapone quando deve disfarsi dell’ultimo cadavere della setta lo va a seppellire a un passo dal luogo del delitto, quindi in uno dei primi posti che la polizia avrebbe controllato. Inoltre non si dà neanche la briga di scavare una buca profonda, si limita a buttare un po’ di terra sopra al corpo. Terzo e ultimo grave errore: si porta dietro il cellulare, non calcolando che quel cellulare si sarebbe agganciato alle celle telefoniche lì vicine e quindi lo avrebbe collocato sul luogo del delitto.
    Un altro motivo per cui stupisce che le Bestie di Satana siano rimaste a lungo impunite è il fatto che i membri fossero 8. E’ strano che neanche uno su 8 si sia mai tradito per tutti quegli anni, anche solo lasciandosi scappare una parola di troppo. Alla fine a tradirsi (ma solo dopo molti anni) sono stati Andrea Volpe e Nicola Sapone, paradossalmente 2 di quelli con il carattere più forte. Sarebbe stato più logico se a tradirsi fosse stato Pietro Guerrieri, dato che degli 8 sembrava essere l’unico con un carattere debole.
    A mio giudizio se Andrea Volpe e Nicola Sapone si sono traditi è stato perché avevano entrambi il cervello annebbiato: il primo dalla droga, il secondo dal delirio di onnipotenza, perché dopo aver commesso più di un delitto senza venire mai beccato (e neanche seriamente indagato) si era convinto di poter andare avanti sulla stessa falsariga fino alla fine dei suoi giorni.
    P.S.: Se vai sulla pagina Wikipedia delle Bestie di Satana, vedrai che in realtà i membri indicati sono 9. Tuttavia, io che conosco approfonditamente la questione ho escluso volutamente Elisabetta Ballarin, perché lei era la fidanzata di Andrea Volpe, ma non era realmente un membro della setta. Questo naturalmente non allevia le sue responsabilità in merito all’ultimo delitto delle Bestie di Satana, perché quando Andrea Volpe ha attirato in una trappola la sua ultima vittima la Ballarin sapeva perfettamente cosa stava per succedere, e non ha mosso un dito per cambiare la situazione. Alla luce di questo, a mio giudizio il padre dell’ultima vittima sbaglia quando minimizza in merito alle responsabilità della Ballarin.

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    1. Grazie del tuo prezioso contributo. Ho avuto la sfortuna di conoscere alcuni membri di questa setta in quanto abitavano nelle mie zone. La famiglia Pezzotta, composta da persone straordinarie e di una umanità infinita, è stata annientata da un mostro. Non perdono nessuno, perché hanno ucciso senza rimorso. Volpe non si è pentito: ha semplicemente sfruttato gli sconti di pena. E’ quello che si è fatto meno anni pur avendo materialmente ucciso Fabio, Chiara e Mariangela. E qui mi fermo, altrimenti sarei passibile di denuncia anche se mi urta i nervi la sceneggiata pietista con cui ama farsi ritrarre. Mario Macchione mi pare quello più maturo: consapevole del suo sbaglio e mai pietista nel racconto. Sulla Ballarin mi fido del giudizio di Silvio Pezzotta, una persona che il mondo non si merita. Spero abbia trovato la pace.
      Paolo Leoni e Nicola Sapone sanno più di quanto dicono e comunque non sono mai stati i veri capi. Io ho sempre creduto ad un livello “superiore” che ha usato questi ragazzi drogati e disagiati per i loro scopi, salvo poi disfarsene come da manuale. Un pezzo di storia che non riesco a raccontare se non con profondo dolore. Sono incubi che rivivono e con cui spero un giorno di fare pace.
      Un caro abbraccio

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      1. Non devi credere a una sola parola di ciò che dice Mario Maccione, perché cambia versione con una frequenza e una disinvoltura sconcertanti. Di tutte le versioni che ha dato ce n’è una che ha fatto soffrire moltissimo la famiglia Tollis, ovvero quella per cui Fabio Tollis era pienamente consapevole che la setta voleva ucciderlo e si è prestato volontariamente allo scopo: a mio giudizio basterebbe questo a renderlo imperdonabile. Un caro abbraccio anche a te.

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      2. Sicuramente sono tutti soggetti profondamente disturbati e disadattati. Ciò non toglie la loro responsabilità: non sono differenti da tanti ragazzi problematici che hanno scelto una vita diversa. Non hanno pagato abbastanza, questo è certo. Ma come si risarciscono morti tanto atroci? I corpi di Fabio e Chiara sono stati massacrati. Ricomposti a fatica e Michele Tollis è un uomo la cui dignità supera lo stesso essere umano.

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      3. Qui sopra hai scritto che non riesci a parlare delle Bestie di Satana se non con profondo dolore. Tuttavia, dopo tanti anni che mi tengo informatissimo su tutto ciò che di nuovo viene scritto su di loro adesso per la prima volta ho l’opportunità di parlare con qualcuno che li conosceva personalmente, e non posso lasciarmela scappare. Posso chiederti quali degli 8 membri conoscevi, qual era il tuo rapporto con loro e cosa hai visto e sentito in prima persona?

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