
In quest’opera, una delle più toccanti della scrittrice sarda è trattato uno dei temi più profondi e sentiti della sua produzione letteraria: il sacrificio e il tormento dell’amore materno.
C’è una bellezza profonda, quasi struggente, nella vita di chi si dedica anima e corpo agli altri. Una donna che misura la propria felicità nella gioia altrui è come una candela che arde silenziosa, illuminando chi la circonda, senza mai fermarsi a considerare quanto di sé stia consumando.
Lei vive per i figli, il marito, il lavoro, per quei piccoli momenti di gratitudine che sembrano compensare ogni sacrificio. Eppure, in questo costante dono di sé, c’è un rischio sottile: quello di dimenticarsi, di smarrirsi come persona, come anima unica e irripetibile.
È una danza tra forza e fragilità. La sua forza sta nell’essere il pilastro, la roccia a cui tutti si aggrappano. La sua fragilità, invece, risiede nel non sapere come stare ferma, come riconoscere che il suo valore non è solo nel dare, ma anche nell’essere.
Ci sono giorni in cui si sente piena, realizzata, perché gli occhi di chi ama brillano. Ma ci sono anche notti in cui il silenzio la inghiotte, e si chiede: “Chi sono io, davvero, al di là di ciò che faccio per gli altri?”
Non è egoismo il desiderio di essere felici anche per sé stesse; è un diritto. E forse il più grande dono che questa donna possa fare a chi ama è mostrarsi non solo come custode del loro benessere, ma anche come esempio di una vita piena, vissuta con equilibrio tra il dare e il ricevere.
Perché l’amore, quello vero, non chiede sacrifici infiniti. Chiede reciprocità. E una donna che sa amarsi, che sa prendersi cura della propria anima, insegna agli altri a fare altrettanto, trasformando ogni relazione in un incontro autentico, e non in un sacrificio silenzioso.


Questa è una storia di grande amore materno: https://wwayne.wordpress.com/2021/08/28/una-storia-damore/
"Mi piace""Mi piace"