
«Tu vedi lunge gli uliveti grigi
Gabriele D’Annunzio, Elettra
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi […]»
Esattamente come tutte le storie più belle, certe trame si scoprono quasi per caso e spesso su suggerimento di un’amica.
Grazie a Giovanna, oggi racconto di Ilaria del Carretto e di una scrittrice che ne rimase affascinata.
La nobildonna nacque a Zuccarello da una famiglia importante e facoltosa in uno paesaggio perso in una fiaba: un marchesato, un antico castello arroccato su un cucuzzolo, una terra fertile e generosa, un bel ponte a schiena d’asino che scavalca un torrente impetuoso.
Fin dall’infanzia l’esistenza della fanciulla sembrava tra le più felici.

«[…] Ora dorme la bianca fiordaligi
Gabriele D’Annunzio, Elettra
chiusa ne’ panni, stesa in sul coperchio
del bel sepolcro; e tu l’avesti a specchio
forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi.
Ma oggi non Ilaria del Carretto
signoreggia la terra che tu bagni,
o Serchio […]»
Arroccato nei paesaggi suggestivi della della Val Neva, il paese d’origine della protagonista era un centro importante per il commercio e un punto nevralgico per la via del Sale, una dei più importanti crocevia di comunicazione tra Liguria e Piemonte.
Il marchesato s’estendeva in un ampio territorio, tra Balestrino, Castelbianco, Caprauna, Bardineto, fino ad Arnasco. Zone ricche di uliveti, boschi e coltivazioni, oltre che di mulini e strade per il nord. Tutto questo permise alla famiglia di Ilaria un benessere più che agiato e alla ragazza di essere ottimo partito per i potenti signori della zona.

Tuttavia richiamò le attenzioni di un signore potentissimo che aveva la triste fama di essere una persona rozza e scontrosa, ossia il signore di Lucca, tale Paolo Guinigi.
L’uomo, rimasto improvvisamente vedovo, era ansioso di trovar moglie e si rivolse ai Visconti di Milano per trovargli una nuova sposa di bell’aspetto e di un lignaggio a suo pari.
Inutile dire su chi ricadde la scelta.
Non si sa molto sul matrimonio. Non fu sancito dall’amore, ma la morte improvvisa anche di Ilaria, a seguito del parto della sua seconda figlia Ilaria Minor, nel 1405, fece cadere il marito nella disperazione più totale.
Forse per mantenere intatta la grazia e la bellezza della moglie commissionò ad uno degli artisti più noti dell’epoca Jacopo della Quercia, un sarcofago che viene annoverato tra i capolavori dell’arte medioevale.
In esso la donna è ritratta addormentata in abiti sontuosi e contraddistinta da un portamento elegante e raffinato, pare dormire immersa in qualche sogno meraviglioso.
Ai suoi piedi un cane la veglia, eternamente fedele.

Oltre ad affascinare artisti durante i secoli la donna divenne oggetto di diversi componimento, tra cui si annoverano d’Annunzio e Quasimodo, ma quello più noto è Soliloquio a mezza voce.
Romanzo di Liala, pubblicato per la prima volta nel 1951, la cui trama verte attorno alla figura di Ilaria del Carretto e alla sua triste storia.
Protagonista è Silvio Dorena, un giovane sensibile e sognatore, che si reca a Lucca, ansioso di scoprire tutte le meraviglie della città e scoprire la storia della nobildonna di Zuccarello. Durante una passeggiata sulle mura della città conosce Ilaria, una ragazza del posto, bellissima ma affetta da un grave male. Tra i due nasce una profonda intensa sentimentale ed essi convolano quindi a nozze, ma il destino porrà fine alla vita della donna esattamente come la sua famosa omonima.
Amore straziato ma eterno quello tra Silvio e Ilaria, esattamente come quello di Paolo e Ilaria.
Amanti infelici e tormenti da un fato tutt’altro che benevolo.


Un articolo stupendo! Sei grande, Dada!
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E’ bellissimo e fucina di bellezza e creazione di un’anima profonda e gentile: perla rara in un mondo ammorbato dalla cattiveria.
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