
I Mötley Crüe furono la rock band furono una delle band più famose e influenti degli anni ’80. Complice una popolarità fondata su sregolatezza e comportamenti bordeline: l’uso e l’abuso di droghe di ogni tipo, i successi tra radio e MTV, fiumi di alcol e donne di ogni tipo, e le continue bravate portarono a tragiche conseguenze.
Insomma era un pacchetto completo che incarnava l’immaginario di sesso, droga e rock’n’roll portato agli eccessi nel plastificato mondo degli anni ’80.

In questo prodotto Netflix viene raccontata la storia tormentata del sogno di quattro ragazzi di provincia.
Nikki è la forza catalizzatrice del gruppo, il Deus Ex Machina che compone quasi tutti i pezzi, ma che viene inseguito dai demoni della sua infanzia, trovando conforto nell’eroina, Tommy Lee è invece rappresentato come un bambino che pensa a soddisfare i suoi bisogni primari e distruggere tutto quello che trova nella sua strada.

Poi c’è il frontman Vince Neil , tormentato dai rimorsi della propria coscienza in seguito all’incidente di macchina dopo una festa a base di droga e alcol, in cui troverà la morte il batterista degli Hanoi Rocks, Razzle, suo amico da diverso tempo.

La tragedia incontrerà il destino di Neil, quando morirà di cancro sua figlia Skylar: questo terribile evento ci mostra un Neil più umano e più profondo di quello che ci mostra la storia fino a qui. Invece il personaggio che veramente colpisce è quello di Mick Mars, appunto un marziano rispetto agli altri tre; afflitto da una terribile malattia degenerativa delle ossa, che però viene descritto come una personalità forte e decisionista, il quale addirittura impone il suo punto di vista sul nome da dare alla band.

La vera differenza tra gli altri prodotti biopic sulle band musical è che The Dirt è profondamente crudo, a tratti anche disturbante ma vero e scomodo. Iconica e spregiudicata la scena con Ozzy Osborne.

Io credo personalmente che una mente tanto geniale come quella di questo ultimo artista sia accompagnata da atteggiamenti totalmente squilibrati e incomprensibili; per me è da giudicare l’artista non l’uomo e in questo senso Ozzy Osborne non è secondo a nessuno.

Molti criticano i Mötley Crüe dicendo che sono sempre stati degli astuti venditori di loro stessi, ma che di artistico avevano ben poco. Nulla di più sbagliato e sicuramente frutto di una analisi non approfondita.

Si, è vero, nel film viene dato più risalto alle orge, al consumo di alcol e droghe e all’essere una gang di fottuti idioti, come vengono apostrofati più volte dal manager Doc McGee, ma è innegabile il talento dei Mötley Crüe in fase compositiva.
In conclusione un film di ottima fattura che soddisfa in pieno le aspettative dei numerosi fans. A voler cercare il pelo nell’uovo, forse la fine è un po’ troppo zuccherosa per una band cosi debosciata, ma nell’insieme il giudizio non può che essere eccellente.

