
E’ l’ultima volta che mi sveglierò in questo letto, pensa S. e si rigira da una parte e dall’altra, in quei momenti che precedono la veglia e dei quali non si ricorda niente.
Partire è come morire, si è sempre detto. Ma se invece non fosse così?
Se si trattasse di una rinascita attraverso un viaggio verso l’io più profondo e nascosto della propria anima?
Addio Arrivederci Ciao è un percorso dentro i pensieri e le considerazioni di un uomo che sta per intraprendere una nuova vita e raggiungere una nuova meta.
A metà strada tra un diario e la cronaca di una partenza, questo libro ci conduce in un vortice di emozioni spesso contrastanti e antitetiche l’una con l’altra, frutto di momenti diversi e articolati.
Ansia, preoccupazione, dolore, risentimento, gioia e tanto altro si accavallano in quella che sembra apparentemente una sequela interrotta vorticosa ma che in realtà cela l’essenza stessa della vita.
Il vero significato di quest’opera trascende le più comuni considerazioni sul semplice e scontato flusso di pensieri che affolla la mente.
Questo libro è uno specchio profondo, nudo e viscerale di ciò che si prova nell’attraversare un cambiamento radicale. Tutto ciò che si narra è così profondamente umano da risultare intimo in ognuno di noi.
Ogni emozione è come se la sentissimo nostra, come se pulsasse dentro il cuore al suono dei suoni battiti. Scevra di ogni limite e pura, quasi a far paura per la natura stessa della sua rappresentazione.

Dirle è solo il cervello che fa gli scherzi, non è la musica. I negozi sono chiusi, le strade vuote. Il cervello, è tutto nel cervello, capisci? Lei forse capirebbe, forse no ma non è importante. Perché è la partenza che spiegherà ogni cosa, partire e poi guardarsi indietro, e allora iniziare a capire tutto, o se non tutto almeno qualcosa.
Memoria di tutte le partenze avute da un’essere umano, più o meno metaforiche eppure così vive e profonde nell’animo.
Una lettura che non lascia indifferenti per quanto profonde siano le analogie che possiamo ritrovare.
Raccontare i pensieri è sempre un compito difficile e insidioso: cercando di scavare dentro al buio, si rischia di affrontarlo. E la meraviglia di uno scrittore risiede anche nel combattere quel buio, per far uscire dalla caverna platonica della statica ignoranza l’essere umano e le sue meravigliose sfaccettature di cui i pensieri sono emblema.
Scomodo eroe moderno, coraggioso viandante dell’infinito.


Ci vuole molto coraggio a intraprendere una nuova vita. Perché anche se quella attuale non ci soddisfa, non è affatto detto che cambiando andremo a migliorare, anzi può darsi che passiamo dalla padella alla brace. Per questo non capisco i cosiddetti job hoppers, ovvero coloro che volontariamente passano di continuo da un lavoro all’altro, anche quando avrebbero la possibilità di prolungare la propria permanenza in un’azienda: chi vive in questo modo si condanna a dover ricominciare da zero ogni pochi mesi, e non solo a livello lavorativo, ma anche a livello sociale, perché se i tuoi colleghi cambiano continuamente non hai il tempo di stringere rapporti significativi con nessuno di loro. Senza contare che, se cambi troppi lavori in pochi anni, ad un certo punto i recruiter cominciano a pensare che se non resti mai in un posto di lavoro non è perché ti piace cambiare, ma perché sei un piantagrane, e quindi vieni buttato fuori a calci in culo da ogni azienda che ti ha offerto un contratto.
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