
Quante volte vi capita di fermarvi ad ammirare la meraviglia di ogni singolo attimo?
Anche quello più scontato? Quello che magari si vive e si oltrepassa ogni singolo giorno della propria vita?
Suppongo, praticamente mai. Troppo incasinati, attanagliati da mille incombenze e preoccupazioni, viviamo la vita in un passaggio in bilico tra dovere ed apparire.
Dimenticandoci che abitiamo il mondo e ne dovremmo essere partecipi.
E in questo credo che la fotografia sia un faro rivelatore di quanto possa essere magnifica e infinitamente bella la realtà che ci circonda. Ogni scatto può cogliere un prezioso ed irripetibile istante.
Perché nessun attimo sarà mai uguale a nessun altro, nonostante le apparenze e il pensiero comune.




Domenica ho avuto modo, nella suggestiva cornice del monastero di Cairate, di visitare la mostra curata dal gruppo fotografico “Autoscatto” suddivisa in diversi temi e soggetti.
Il filo conduttore è proprio l’istante e la bellezza che possono rappresentare momenti normali, persone comuni oppure l’apparente staticità della natura.
Nella prima sala si possono ammirare fiori e piante immortalati nella loro fioritura
Ritratti su uno sfondo neutro, sono nudi e dominano la scena.
Non hanno filtri o accorgimenti particolari, essi vengono ritratti dalla macchina fotografica nella loro infinita naturalezza e semplicità.
E viene da chiedersi: quante volte acquistiamo o cogliamo un fiore senza osservarlo?
Quanto poco ci ricordiamo delle emozioni che provavamo da bambini quando una pianta fioriva sotto i nostri occhi?
Siamo aperti ad ogni stimolo esterno, connessi con ogni parte del mondo eppure non abbassiamo mai lo sguardo o ammiriamo davvero un panorama.
Emozionati più nel condividerlo che nel viverlo, citando una nota e abbastanza veritiera canzone.




La seconda sala, i cui scatti fanno parte della raccolta chiamata Scatti tra le Note, espone le fotografie di un’orchestra intenta nel suo operoso lavoro. La musica si esprime attraverso i movimenti, percettibili dall’alone delle pose e dagli stessi strumenti: rappresentati fumanti come un fulcro potente di passione, vita e anche sacrificio.
Perfetta rappresentazione di cosa racchiuda la musica nell’essenza più vera ed intima della sua natura. Qualcosa di bello ed intenso, ma che cela tantissimo sforzo e si nutre proprio di quella scintilla che risiede nell’anima di ognuno di noi.
A pensarci bene, il termine passione deriva proprio dalla verbo greco soffrire e questo crea una sorta di simbiosi tra ciò il sacrificio e le proprie attitudini: dedicarsi anima e corpo a ciò che si ama indica anche una sofferenza e privazione. Inutile si neghi questo.
Qualcosa che pulsa dentro alimenta e tormenta, inevitabilmente.

Bellissimi, nella terza sala, gli scatti a diversi soggetti che appartengo alla comunità di Appiano Gentile. Possiamo definirli i punti cardine di un paese: il vigile, il pompiere, la benzinaia, il sindaco, la bibliotecaria, il carabiniere e tanti altri.
Fotografati in una solenne naturalezza che li rende bellissimi e stupendamente veri. Foto che sembrano raccontare le loro vite dedicate al servizio degli altri e tremendamente date per scontate.
Anche in questo caso, quanto poco consideriamo il loro valore?
Pecchiamo di dare per scontato troppo e senza vergogna.



In ultimo, alcune foto che rappresentano movimento alla massima potenza. Dinamismo, frenesia e mutabilità dell’essere. Fluido, libero e perfetto in qualcosa di unico. Movimenti mai uguali ad altri e preziosi. Azioni ovvie che però si ripetono in modo diverso nella loro ciclicità.
Scatti che, ad ogni osservazione, donano alla vista un particolare nuovo.





Una mostra che raccoglie tanti temi, svegliando lo spettatore e facendolo riflettere su quanto ci si possa incatenare ad una prigioniera quotidianità. Ottuso e cieco alla vera bellezza, senza scopo o riflessione.
Essere pensante senza anima. Vuoto che vive senza vivere davvero.
Mostre come questa possono rappresentare una bella e dolce speranza a destare il torpore del cuore verso ciò che la vita e la sua naturalezza possono offrire.

