Le Ninfe e la Trinacria.

Secondo un antico mito, la Sicilia ha avuto origine dalla danza di tre ninfe.

Queste semidee erano divinità leggere come il vento e potenti come le onde. Esse viaggiavano per il mondo, spensierate e incantate dalle meraviglie della natura.

Ogni luogo che attraversavano, ogni angolo del mare o della terra lasciava loro un dono: una manciata di terra, frutti profumati, sassi levigati dal mare. In questo modo, le Ninfe raccoglievano tesori di vita, portando con sé la ricchezza delle terre più fertili e la forza dei mari più misteriosi.

Sassi, frutti e terra dai luoghi più fertili: ogni oggetto era attenzionato dalla loro curiosità, impegnate in una danza sinuosa.

Una mattina, mentre il sole nasceva e tingeva il cielo di un azzurro profondo e brillante, le tre Ninfe si imbatterono in una regione di rara bellezza, avvolta in una luce calda che sembrava accarezzare ogni cosa.

Era un luogo che brillava sotto un cielo così limpido e vasto da sembrare senza fine. Affascinate da quel panorama che pareva sospeso nel tempo, le Ninfe non poterono fare a meno di fermarsi.

Senza dire una parola, presero a danzare sull’acqua, lasciando che ogni movimento fosse come una carezza alla superficie del mare. Fu così che, una dopo l’altra, iniziarono a lanciare tutto ciò che avevano raccolto durante il loro lungo viaggio: manciate di terra scura e ricca, frutti succosi e lucenti, e sassi dalle forme misteriose, come se ogni granello racchiudesse il segreto delle terre lontane.

Mentre danzavano, le loro ombre disegnavano un triangolo sull’acqua, un segno indelebile della loro presenza. In quel momento, dal mare iniziò a emergere un’isola, come una visione che si materializzava sotto i loro passi.

E così, nel punto in cui ciascuna di loro aveva posato i piedi durante quella danza incantata, apparvero tre promontori, al confine di quella nuova terra: Capo Peloro, che guardava a Nord-Est, Capo Passero, rivolto verso Sud-Est, e Capo Lilibeo, a Ovest.

I tre promontori tracciavano ora una figura precisa e inconfondibile, un triangolo che si stagliava sul mare come un segno sacro, la firma delle tre Ninfe che avevano creato quella terra. Da quel momento, quel luogo sarebbe stato unico, una terra a forma di triangolo rovesciato, con un clima mite e una fertilità che avrebbe nutrito generazioni. Ecco come nacque la Sicilia, con la grazia delle Ninfe e il potere della natura stessa, in un equilibrio perfetto di terra, mare e cielo.

In questo intreccio di magia e geografia, nacque il nome Trinacria, una parola che celebrava la forma e l’essenza dell’isola: “treis” e “àkrà”, ossia i tre promontori.

Il nome stesso divenne un richiamo alla sua forma unica e alla storia delle Ninfe che l’avevano danzata nella realtà. Secondo la leggenda, Omero, nel racconto dell’Odissea, parlò di questa terra straordinaria. Nell’incontro tra Ulisse e Circe, la maga predice il viaggio di Ulisse verso l’isola, la Trinacria, dove le greggi del Sole pascolavano sotto un cielo limpido, in una pace che pareva eterna.

E così, la Sicilia, nata dal cuore del mito e dalla generosità della natura, divenne per sempre la Trinacria, la terra del sole e dei tre promontori.

Un luogo destinato a essere raccontato, amato e rispettato, un’isola che sarebbe rimasta sospesa tra realtà e leggenda, come un sogno che non sfuma mai.

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