Le donne e il brigantaggio.

Il fenomeno del brigantaggio, di cui si parla sempre troppo poco, è relegato a figure prettamente maschili.

Eppure, in Basilicata, non è stato proprio così.

Nel brigantaggio lucano, le donne ebbero ruoli attivi e diversi: non solo mogli e compagne, ma anche brigantesse coraggiose che combatterono al fianco degli uomini, partecipando all’organizzazione, alla logistica, e alla gestione delle retrovie. 

Figure come Maria Giovanna Tito e Filomena Pennacchio divennero note per la loro audacia, lottando con le armi in mano, e in alcuni casi, gestendo interi gruppi di briganti. 

Esse lottavano per la libertà, sfidando norme sociali e condizioni di vita precarie, dimostrando grande forza e determinazione nel difendere i propri diritti. 

Sentivano di dover dare il loro contributo con ogni mezzo, anche sacrificando quella che poteva essere un’esistenza umile ma tranquilla.

Ricordiamoci, nonostante essere donna non fosse una condizione ottimale, essa poteva garantire un certo (anche se precario) riparo da condizioni disagevoli come quella di una latitanza continua.

Molte donne erano sorprendentemente abili nell’uso di armi da fuoco e coltelli, e attivamente combattevano attivamente nelle bande. Svolgevano un ruolo fondamentale nel fornire supporto logistico ai briganti, gestire le comunicazioni e le risorse. 

Grazie alla facilità nell’eludere diversi controlli, esse agivano anche come spie e messaggere, facilitando le operazioni delle bande. Diventando addirittura capi indiscusse, come dimostra la vicenda di Maria Oliviero. 

Vediamo le storie di alcune di loro, nonostante il materiale arrivato fino a noi sia frammentario e spesso insufficiente.

  • Maria Giovanna Tito: Conosciuta come “la iena”, seguì fedelmente il capobrigante Carmine Crocco, distinguendosi per la sua abilità e fedeltà nonostante le avversità, fino al suo arresto nel 1864.  Donna determinata, indipendente e dal carattere non facile, ebbe contrasti con lo stesso Crocco, che però non minarono il rispetto che egli nutriva verso di lei.
  • Filomena Pennacchio: Figura affascinante e influente, ammaliò molti briganti e ebbe una relazione con Crocco, prima di essere anch’essa arrestata.  La loro fu un’unione non priva di difficoltà, ma la donna ricordò sempre con grande affetto l’uomo anche dopo la morte.

Ma perchè avventurarsi in una situazione pericolosa per chiunque?

La partecipazione al brigantaggio rappresentava per molte donne una forma di ribellione e resistenza contro l’oppressione governativa. Oltretutto, questo tipo di vita offriva un’opportunità di evasione da condizioni sociali di povertà e svantaggio. Ovviamente la ricchezza proveniva da attività per la maggior parte assolutamente illecite.

Nonostante tutto, le brigantesse lucane dimostrarono una notevole forza d’animo, audacia e determinazione nel perseguire i propri obiettivi in un contesto di grande precarietà.

Straordinariamente uniche e testimoni di un fenomeno che tutt’oggi è tra i meno conosciuti nel nostro paese.

A grandissimo torto.

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