La città dell’amore fraterno.

Esiste una città dove l’amore e la fratellanza sono i punti cardine assoluti e le fondamenta della metropoli stessa.

Philadelphia, infatti, viene chiamata la “città dell’amore fraterno” perché deriva dal greco antico «Φιλαδέλφεια» (Philadélpheia), che significa appunto “amore fraterno”.

Esso risulta essere derivato dalla fusione dalle parole greche «philein» (amare) e «adelphos» (fratello), significando quindi “amore fraterno”.

Il nome fu scelto dal fondatore William Penn per riflettere i suoi principi di tolleranza e libertà religiosa, sperando che la metropoli diventasse un modello di convivenza pacifica.

I posteri e gli abitanti potranno forse rispondere a riguardo.

Il nome chiaramente presuppone un compito importante ed impegnativo.

Ma quali erano i principi che guidavano quest’uomo sicuramente animato da uno spirito profondamente innovatore e rivoluzionario?

William Penn era un quacchero inglese e quando fondò la città nel 1682 aveva in mente di strutturare il centro urbano come l’ideale rifugio di libertà religiosa e tolleranza.

Progetto innovativo e coraggioso per l’epoca, considerando il fatto che la schiavitù rappresentasse la quotidianità e la divario sociale era più accentuato che mai.

Scelse questo nome per simboleggiare il sogno di una comunità basata su questi capisaldi, dove persone di ogni fede potessero vivere insieme pacificamente.

Sembrerebbe che nessuno di questi ideali sia mai venuto meno:  Philadelphia difatti ancora oggi risulta essere un simbolo di questa filosofia, con una storia che celebra la libertà e la democrazia, essendo il luogo dove fu firmata la Dichiarazione d’Indipendenza.

Questo legame è rafforzato dalla famosa statua e scritta “LOVE” di Robert Indiana, situata vicino al Municipio e che celebra l’amore e la fratellanza.

Storia e ideali in una bellissima ed eterna unione.

Una opinione su "La città dell’amore fraterno."

  1. La parte iniziale del tuo post fotografa perfettamente la naïveté degli americani, la ferma convinzione con cui inseguono anche dei sogni platealmente irrealizzabili. In questo caso specifico, bastava avere un minimo di senso della realtà per capire che una convivenza pacifica è un’utopia anche in un paesino di poche migliaia di abitanti, figuriamoci in una metropoli. Detto ciò, come hai detto tu William Penn era comunque un uomo meritevole, perché aveva capito con secoli di anticipo sul resto del mondo che la guerra e la segregazione razziale andavano ripudiate. Alcuni non hanno chiaro questo concetto neanche oggi.

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