
Ammetto che non ne conoscevo appieno la storia, ma, come oramai ogni domenica, la Basilicata ha sempre un tesoro da scoprire. E oggi tocca ad una delle personalità più eclettiche della penisola, non adeguatamente riconosciuta a mio modesto parere.
Leonardo Sinisgalli fu un intellettuale italiano eclettico, noto come il “poeta ingegnere” per aver coniugato con maestria cultura umanistica e scientifica.
La sua vita fu caratterizzata da un’intensa attività tra poesia, saggistica, pubblicistica e lavoro manageriale per grandi aziende come Pirelli e Olivetti, dove diresse riviste innovative.
Nacque a Montemurro e, nonostante il talento per le scienze e l’offerta di collaborare con Enrico Fermi, scelse la strada della poesia, ma senza mai abbandonare l’interesse per la matematica, la tecnica e la fisica.

Nacque nel piccolo paesino in provincia di Potenza il 9 marzo 1908, da cui trasse profonda ispirazione e che ebbe sempre nel cuore. Tra le vie, la gente e le tradizioni ebbe modo di capire e descrivere la vita aspra e dolceamara dei contadini. Si definì un “fabbro per vocazione” e l’ infanzia felice nel piccolo borgo influì profondamente sulla sua formazione.
La sua non era una famiglia ricca, ma tuttavia non mancò mai di fomentare lo studio del poeta e finanziò gli studi con grande sacrificio.
Sinisgalli fu uno studente brillante, tanto da essere invitato da Enrico Fermi a far parte del suo gruppo.

Sebbene avesse rifiutato Fermi, si laureò in ingegneria pur rimanendo fedele alla vocazione letteraria. La letteratura era il suo grande amore, e vi si dedicava nei momenti liberi. Dopo il conseguimento del titolo accademico si trasferì a Milano dove lavorò nella pubblicità e nel design, e iniziò un sodalizio con il mondo industriale.
Dopo diverse esperienze, venne assunto dalla Società del Linoleum del Gruppo Pirelli e poi come direttore dell’Ufficio tecnico di pubblicità dell’Olivetti. Incarico prestigioso e attraverso cui si guadagnò una profonda stima da parte di tutto il mondo industriale.
Dopo la guerra, collaborò con Giuseppe Luraghi per fondare riviste aziendali innovative come “Pirelli” e “Civiltà delle macchine”, che diresse per la Finmeccanica.
La sua visione era quella di rendere fruibile alla popolazione la cultura tecnico- scientifica che era appannaggio di una certa classe sociale, sicuramente più colta ma che poco comprendeva anche l’esigenza di conoscere da parte di chi non poteva permettersi un’istruzione.
Nel 1950 pubblicò questo saggio che raccoglie i suoi scritti su matematica, architettura e tecnica, preludio a “Civiltà delle macchine”.

La sua poesia, che iniziò con “Cuore” nel 1927, fu profondamente legata ai ricordi e alle immagini della terra natale. Dopo gli anni ’50, la sua poesia assunse toni elegiaci e forme epigrammatiche, continuando fino agli anni ’70. Con “Furor mathematicus”, in età matura, esplorò la comprensione del reale attraverso la matematica e l’ispirazione artistica.
La sua produzione artistica spaziava tra poesia, narrativa, pubblicistica, architettura e design, unendo cultura umanistica e scientifica. Una cultura sterminata, fatta di anni di lavoro e studio che riusciva a guardare alla natura più intima delle cose.
È considerato un “Leonardo del Novecento” per la sua versatilità, un intellettuale che ha saputo unire scienza e arte in modo unico e straordinario.
Prezioso esempio di simbiosi perfetta tra quanto considerato più antitetico possibile.

