
Bella, o classico mare, è la celeste
Al mare Jonio, NICOLA SOLE
Volta che t’incolora; o il suo più fosco
Antelucano azzurro entro i tuoi brevi
Seni rifletta, o le tue limpid’acque
De la sua luce declinante irrighi
Venne soprannominata l’arpa lucana, ma di lui si sa poco o nulla. Io stessa ne ho scoperto praticamente una settimana fa.
L’11 dicembre 1859 moriva il maggior poeta dell’800 lucano: Nicola Sole
Tra i suoi amici intellettuali si annoverano personaggi come il raffinato poeta francese Alphonse de Lamartine, considerato il primo poeta romantico francese, Giuseppe Verdi, che musicò la famosissima Preghiera del poeta, e Domenico Morelli, considerato tra i principali pittori napoletani dell’800.
Il suo paese natale, Senise, non riuscì a conservare l’ illustre concittadino neanche le spoglie. Non si sa infatti dove il poeta abbia trovato sepoltura, e questo è uno dei grandi misteri legati alla figura.
E’ bene sapere però che Nicola Sole prima di morire, a soli 38 anni, manifestò il desiderio di essere sepolto sotto il salice che si trovava davanti all’ex convento dei Cappuccini, un tempo di proprietà della famiglia, e al quale dedicò appunto la bellissima e struggente “Al mio salice”.
Molti ipotizzano non si sia di molto allontanato.

Nel paese in cui nacque egli tornò nei momenti più difficili: ad esempio nel 1849 quando i suoi canti patriottici e la sua iscrizione alla mazziniana Giovine Italia lo esposero alla persecuzione della monarchia borbonica e fu costretto a darsi alla macchia, o dopo il processo, che rappresentò per lui uno dei momenti più drammatici, dopo la prigionia e la liberazione dal carcere.
Fra le care mura domestiche ebbe a vivere la sua fase più intimistica ed esistenziale.
Della sua gente si sentiva poeta-vate, interprete non solo delle sofferenze ma anche e soprattutto del riscatto, tema che trova nell’Inno al Mare Jonio la sua più alta interpretazione.
Quest’opera si tratta assolutamente di un capolavoro, che ripercorre la grandezza del cammino storico del Mezzogiorno e indica il riscatto delle genti lucane nel risorgere della grande civiltà fiorita in età classica e nella Magna Grecia.
In questo viaggio poetico il Sole celebra la terra e il mare della Lucania, l’agricoltore e il guerriero, con una partecipazione emotiva e una vivacità letteraria che non sarebbero possibili senza il suo intimo legame con l’amata Senise.

Per lui la città resta la “piccola patria” non addomesticabile dalla retorica patriottica che permea molti suoi canti, resta il luogo dell’anima che offre ispirazione agli spunti più veri e sinceri della sua poesia, come in “Rivederla”, “Romanza”, “Al Rosignuolo” e nella bellissima “Ad una stella”. Per lui Senise è la Lucania!
Tuttavia, anche a distanza di moltissimi anni, il paese natale diede al poeta solo di recente i dovuti omaggi, relegandolo ad un interesse assolutamente marginale.
E difatti, di lui, anche tra i lucani, si conosce ben poco: ma amo indagare a fondo e non accontentarmi delle quattro righe che scrivo….

