Il poeta del dialetto delicato.

Lo ammetto: non ne conoscevo l’esistenza, ed è stato subito incanto.

Albino Pierro è stato un poeta italiano, riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori poeti dialettali contemporanei. La vita e l’ opera sono indissolubilmente legate alla sua terra natale, la Basilicata, e in particolare al dialetto arcaico di Tursi, da lui elevato a lingua poetica universale. 

Nato in piccolo paese rurale e prettamente agricolo, in provincia di Matera, perse la madre poco dopo la nascita e fu cresciuto dalle zie paterne. Questi eventi biografici, in particolare la figura materna mancante e il senso di abbandono, affiorano spesso nei componimenti.

Si trasferì in diverse città italiane per motivi di studio e lavoro, stabilendosi infine a Roma.

Dopo aver iniziato a scrivere in lingua italiana, a partire dagli anni Sessanta, Pierro compì la scelta radicale e coraggiosa di adottare come sua unica lingua poetica il dialetto lucano di Tursi, un'”isola linguistica” neolatina rimasta isolata e incontaminata.

Una scelta coraggiosa e, se vogliamo, anche rischiosa eppure dettata da un fermo attaccamento alle proprie radici.

Fu più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura (arrivando secondo nel 1986 e nel 1988) e ottenne numerosi premi letterari, tra cui il Premio Carducci nel 1976.

Nel 1992 ricevette la laurea honoris causa dall’Università della Basilicata.

Morì a Roma nel 1995, lasciando la spropria casa e la vasta biblioteca al Comune di Tursi. 

La poesia di Pierro è caratterizzata da una profonda ricerca interiore e da un forte legame con la terra d’origine e la civiltà contadina, espressione di una condizione esistenziale universale.

L’uso del dialetto non fu per Pierro un esercizio di folclore, ma uno strumento per scavare nell’inconscio e nell’identità primordiale, creando una lingua poetica personale e di grande potenza fonica e simbolica.

La sua poesia, tradotta in molte lingue (tra cui francese, svedese e russo), ha dimostrato la sua capacità di superare i confini linguistici impensabili prima di allora.


I temi ricorrenti includono il senso tragico dell’esistenza, il passare del tempo e il paesaggio lucano, spesso descritto in modo scarno ma evocativo.

Tra le sue raccolte di poesie più note si ricordano:
– A terra d’u ricorde (La terra del ricordo)
– Metaponto
– Stagioni
Couté chi chiagne (Coltelli che piangono)
Nuova luce
– Sì come a vùie (Sì come a voi)
– Famìglie d’u munn (Famiglie del mondo)

Tutte le opera sono successivamente state raccolte in un’edizione critica postuma.

Un poeta e un uomo che amava la sua terra in modo viscerale: nulla di più meraviglioso.

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