La passione, la follia ed una fine miserevole.

La tragedia storica in cinque atti di Lord Byron, intitolata Marino Faliero, Doge of Venice (1821), si basa su eventi storici reali riguardanti il 55° doge di Venezia, giustiziato per tradimento nel 1355. 

La vicenda è ambientata a Venezia nel 1355. Marino Faliero, da poco eletto doge, è un uomo anziano e rispettato, ma con un forte senso dell’onore personale.

La trama prende avvio da un episodio che scatena la crisi: Michele Steno, un giovane patrizio, come atto di sfida e vendetta per essere stato offeso in precedenza dal doge, scrive un’ingiuria oscena sulla sedia del trono dogale riguardante la moglie di Faliero, Elena. 

Il gesto, sebbene grave, viene punito dalla Quarantia (uno dei consigli della Repubblica) con una pena relativamente lieve: un mese di prigione. Faliero, sentendosi umiliato pubblicamente e profondamente sdegnato per l’inefficacia della giustizia veneziana nel tutelare il suo onore e la dignità della sua carica, inizia a covare risentimento verso l’intero sistema oligarchico della Repubblica. 

Consumato dall’ira e dalla sete di vendetta, Faliero si unisce a una cospirazione di popolani e altri scontenti, guidati da personaggi come Israel Bertuccio e Philip Calendaro, con l’obiettivo di rovesciare il governo aristocratico e instaurare una signoria personale o una diversa forma di repubblica. 

La congiura, tuttavia, è organizzata male e viene scoperta prima di essere messa in atto a causa della delazione di uno dei congiurati, che rivela il piano ai “Capi dei Dieci” (il Consiglio dei Dieci). Faliero e gli altri capi vengono rapidamente arrestati. Il doge confessa la sua colpa e viene condannato a morte per alto tradimento. Sarà l’unico doge nella storia di Venezia a subire la pena capitale, decapitato il 17 aprile 1355, e il suo corpo verrà mutilato. 

Byron concepì Marino Faliero come una tragedia storica pensata primariamente per la lettura piuttosto che per la rappresentazione teatrale, aderendo a uno stile neoclassico che rifuggiva dal sensazionalismo e dalle trame romantiche basate su amori passionali. Quando, contro la volontà dell’autore, l’opera fu messa in scena, ricevette un’accoglienza tiepida da parte del pubblico e della critica, forse proprio a causa della sua impostazione austera e della mancanza di un convenzionale interesse amoroso.

I temi centrali dell’opera includono:

  • Il conflitto tra onore personale e dovere pubblico: La decisione di Faliero di tradire la Repubblica nasce da un affronto personale che il sistema giudiziario non ha saputo risarcire in modo soddisfacente ai suoi occhi.
  • La corruzione del potere: Byron esplora la natura corrotta e oligarchica della politica veneziana del tempo, criticando un sistema che proteggeva i privilegi della nobiltà a scapito della giustizia equa.
  • Destino e vendetta: L’opera analizza le conseguenze fatali del desiderio di vendetta e come gli eventi storici siano spesso modellati da forze più grandi e incomprensibili per l’uomo, suggerendo un ruolo dominante del fato nella vita di Faliero.
  • L’individuo contro lo Stato: La tragedia mette in scena la ribellione dell’individuo, per quanto potente, contro un sistema rigido e consolidato che lo schiaccia in nome della stabilità repubblicana. 

Byron ritrae Faliero non come un semplice traditore assetato di potere, ma come una figura tragica e complessa, un eroe caduto che cerca di restaurare la giustizia attraverso mezzi disperati e autodistruttivi. L’opera è un’analisi profonda delle dinamiche di potere e del fallimento morale e politico. 

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