Una poesia che guarda all’anima, scarnificandola da ogni vergogna.

Vito Riviello è stato uno dei poeti italiani più originali del secondo Novecento.

La sua opera è caratterizzata da un tono spesso amaro e dolente, e da una riflessione critica sullo stile di vita contemporaneo, espressa attraverso manipolazioni linguistiche e un’ironia rivelatoria. 

Nato a Potenza il 1° settembre 1933, Riviello ha vissuto gran parte della sua vita a Roma, dove è morto il 18 giugno 2009.

È stato un intellettuale lucano di spicco, la cui figura è stata considerata fuori dagli schemi e anticonformista per scelta consapevole. Oltre alla poesia, si è dedicato alla sceneggiatura e ha lavorato anche come attore, partecipando a opere come “Odore di pioggia” (1989). 

Nonostante l’interesse di critici come Raboni, Volponi e Ferroni, non è ancora ampiamente noto a livello nazionale come meriterebbe.

La carriera letteraria, lunga e prolifica, è iniziata nel 1955 e si è sviluppata attraverso numerosi libri di poesia. 

I capolavori sono stati raccolti in un volume monumentale, “Tutte le poesie 1971-2017”, pubblicato da Mondadori nel 2018, che include anche una ricca appendice biobibliografica e dichiarazioni di poetica. Alcune delle sue pubblicazioni più significative includono: 

  • Città fra paesi (1955): Il suo esordio, definito da Sinisgalli “il primo ritratto letterario di Potenza”.
  • Monumentànee (1992): Una raccolta di poesie con toni amari e dolenti.
  • Il Passaggio della televisione (1993).
  • Fotofinish del Millennio (1996).
  • Plurime scissioni (2001).
  • Fumoir (2003). 

Le sue poesie sono spesso caratterizzate da una “vis della parola comica” e da un uso originale del linguaggio capace di piegarsi alle forme più diverse.

Una miscellanea di stili unica e suggestiva: da leggere e conservare.

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