Il Platone di Napoli (con cuore lucano).

«La libertà è la facoltà dell’Uomo di valersi di tutte le sue forze morali e fisiche come gli piace, colla sola limitazione di non impedir agli altri di far lo stesso»

FRANCESCO MARIO PAGANO

Francesco Mario Pagano fu un giurista, filosofo, politico e drammaturgo illuminista, figura centrale della Repubblica Napoletana del 1799, che pagò con la vita il suo impegno democratico, venendo giustiziato dai Borbone; le sue opere principali includono i Saggi politici e le Considerazioni sul processo criminale, e fu un innovatore nel diritto penale, sostenitore della libertà e della giustizia sociale, noto come il “Platone di Napoli” per la sua erudizione. Anche se in realtà era nato in provincia, nel principato Citra, esattamente a Brienza, dal 1811 in Basilicata.

Studiò giurisprudenza nella città partenopea, dove divenne professore di diritto criminale e avvocato, distinguendosi per le sue idee progressiste e la difesa dei diritti.

Fu membro del governo provvisorio della Repubblica Napoletana (1799), redigendo il progetto di Costituzione, e presidente del Comitato di legislazione.

Arrestato nel 1795 per attività patriottiche, fu liberato, per poi essere nuovamente imprigionato e condannato a morte dopo la caduta della Repubblica; fu ghigliottinato a Napoli il 29 ottobre 1799. 

Opere principali e Pensiero

  • Saggi politici (1783-85): Opera complessa che rielabora il pensiero di Vico, indicando nel popolo il soggetto della costruzione della libertà, e riflette sulle riforme giuridiche ed economiche.
  • Considerazioni sul processo criminale (1787): Sostenne riforme radicali nel diritto penale, come contro la tortura e a favore del doppio grado di giudizio.
  • Drammaturgia: Scrisse tragedie come Gli esuli tebaniAgamennone e Corradino, in cui esprimeva ideali di libertà e giustizia.
  • Precursore del positivismo giuridico e fondatore della scuola storica napoletana, gettò le basi per l’odierna Corte Costituzionale. 

Considerato un martire della libertà, la vita e il suo sacrificio ispirarono il movimento democratico italiano, e il suo sangue versato fu visto come seme per l’indipendenza italiana.

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