
“I fuochi del Basento” (1987) di Raffaele Nigro è un romanzo storico e corale, vincitore del Premio Campiello 1987, ambientato tra Lucania, Puglia e Calabria dal 1784 al 1861. Racconta la saga della famiglia Silva, tra sogni di rivoluzione, brigantaggio e la costante ricerca di una “repubblica contadina”, mescolando realismo magico, vicende storiche e folklore meridionale.
Il romanzo segue diverse generazioni della famiglia Silva sullo sfondo del Mezzogiorno travagliato tra la fine del XVIII secolo e l’Unità d’Italia. La narrazione si concentra sulla lotta per la terra e sulla ricerca di riscatto sociale da parte dei braccianti lucani. Le vicende si intrecciano con eventi storici come l’insurrezione, i tentativi di governi provvisori e la repressione, evidenziando il ciclo di rivoluzioni e controrivoluzioni che segna la storia del Sud.
Spesso paragonato a un “Cent’anni di solitudine” in salsa meridionale (con riferimenti a “pomodoro e melanzane”), il romanzo è intriso di un realismo magico che include visioni, dialoghi con i morti e un forte legame con la natura e il folklore.
Nigro opera un profondo recupero dell’immaginario popolare lucano, descrivendo la vita quotidiana, le credenze e le sofferenze della terra tra Basento e Puglia.
Vincitore del Premio Campiello, il libro è stato apprezzato per la sua capacità di narrare il Meridione non solo come terra passiva, ma come luogo di passioni e di tentativi di cambiamento, pur riconoscendone la natura ciclica e talvolta tragica.
“I fuochi del Basento” è considerato un’opera importante per comprendere la storia antropologica e sociale del Sud Italia, narrata attraverso una saga familiare intensa e poetica.

