Ossessione.

Ossessione, diretto da Luchino Visconti, è considerato uno dei film che anticipano il neorealismo italiano. Ispirato liberamente al romanzo The Postman Always Rings Twice, racconta una vicenda cupa e passionale ambientata nella provincia italiana.

Il protagonista è Gino Costa, un vagabondo senza radici che arriva in una trattoria lungo una strada di campagna. Qui incontra Giovanna, giovane donna sposata con un uomo molto più anziano, Bragana, proprietario del locale.

Tra Gino e Giovanna nasce una forte attrazione che si trasforma rapidamente in una relazione clandestina. I due, oppressi dalla presenza del marito e dalla loro situazione, decidono di liberarsene: organizzano quindi l’omicidio di Bragana, facendolo passare per un incidente.

Dopo il delitto, però, la loro relazione si deteriora. Il senso di colpa, la diffidenza reciproca e le difficoltà economiche minano il rapporto. Gino tenta di allontanarsi, ma il legame con Giovanna resta ambiguo e distruttivo.

Girato durante il regime fascista, Ossessione si discosta nettamente dal cinema ufficiale dell’epoca (i cosiddetti “telefoni bianchi”), introducendo elementi che anticipano il neorealismo come ambientazioni reali e popolari (osterie, strade polverose, paesaggi del Po), attenzione a personaggi marginali e sconfitti e forte realismo fisico e sociale

Il film ebbe una distribuzione travagliata: fu osteggiato dalla censura fascista per il suo contenuto ritenuto immorale e per la rappresentazione cruda della realtà italiana.

Al centro del film c’è una passione amorosa violenta e irrazionale. Gino e Giovanna non sono eroi romantici: sono personaggi fragili, dominati dal desiderio.

Visconti mostra come l’amore, invece di liberare, possa diventare una forza autodistruttiva, capace di portare al delitto e alla rovina.

A differenza dei film contemporanei, Ossessione rappresenta corpi stanchi e sensuali, lontani dagli ideali estetici ufficiali, ambienti poveri e degradati ed una società senza illusioni

Questa scelta segna una rottura decisiva: la realtà entra nel cinema italiano con una forza nuova, anticipando film come Ladri di biciclette.

Non esistono veri innocenti nel film: Gino è opportunista e instabile mentre Giovanna è sia vittima che complice. Visconti evita giudizi morali espliciti: lo spettatore è costretto a confrontarsi con personaggi contraddittori, mossi da bisogni materiali e desideri profondi.

Il film ha una struttura quasi fatalista in quanto il delitto non porta libertà e dunque la colpa si trasforma in condanna inevitabile.

Il finale tragico rafforza l’idea che i protagonisti siano intrappolati in una spirale da cui non possono uscire.

Lascia un commento