Enrico VIII è uno di quei personaggi davanti ai quali la storia sembra quasi indulgere nella caricatura: il re dalle sei mogli, il sovrano obeso, capriccioso e sanguinario, l’uomo che avrebbe trasformato la religione del proprio Paese per poter divorziare.
Ma questa è soltanto una parte della storia.
Nato a Greenwich il 28 giugno 1491, Enrico era il secondo figlio di Enrico VII ed Elisabetta di York. Non era inizialmente destinato al trono: l’erede era il fratello maggiore Arturo. Quando Arturo morì nel 1502, appena quindicenne, il destino di Enrico cambiò radicalmente. Nel 1509, alla morte del padre, il diciassettenne divenne re d’Inghilterra e si presentava tutt’altro che il tiranno corpulento che siamo abituati a immaginare.
Era alto, atletico, amante della caccia, del tennis, della musica, della poesia e soprattutto della giostra. Parlava diverse lingue e ricevette una formazione umanistica degna di un principe rinascimentale. Scriveva musica, suonava diversi strumenti e fu un importante mecenate delle arti.
Insomma: prima di diventare “quel re delle sei mogli”, Enrico VIII era, sotto molti aspetti, un autentico principe del Rinascimento.
Addirittura vi è un particolare assai curioso.
Nel 1521 Enrico scrisse un’opera contro Martin Lutero e in difesa della Chiesa cattolica. Il libro ebbe un notevole successo e gli valse da papa Leone X il titolo di “Defensor Fidei”, Difensore della Fede. Pertanto, il paradosso storico è straordinario.
L’uomo che aveva ricevuto dal papa il titolo di Difensore della Fede sarebbe diventato, poco più di un decennio dopo, il sovrano che avrebbe spezzato l’autorità papale in Inghilterra.
E il titolo, ironia della storia, è rimasto legato alla monarchia britannica: ancora oggi compare sulle monete britanniche nella forma abbreviata F.D.
La celeberrima filastrocca inglese riassume le mogli di Enrico così:
“Divorced, beheaded, died;
Divorced, beheaded, survived.”
Ma la formula, pur memorabile, è storicamente un po’ troppo semplicistica.
Le sei mogli furono:
1. Caterina d’Aragona – matrimonio annullato
2. Anna Bolena – decapitata
3. Jane Seymour – morta dopo il parto
4. Anna di Clèves – matrimonio annullato
5. Caterina Howard – decapitata
6. Caterina Parr – sopravvissuta al re
E ciascuna racconta un capitolo diverso della trasformazione di Enrico.
1. Caterina d’Aragona: vent’anni per un figlio maschio
Caterina era figlia di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, i sovrani che avevano finanziato Cristoforo Colombo.
Prima ancora di sposare Enrico, era stata moglie del fratello maggiore del re, Arturo, morto giovanissimo.
Enrico la sposò nel 1509.
Il matrimonio durò circa ventiquattro anni, molto più di quanto suggerisca la fama delle “sei mogli”. Caterina ebbe diverse gravidanze, ma soltanto una figlia sopravvisse all’infanzia: Maria, futura Maria I d’Inghilterra.
Ed è qui che entra in scena l’ossessione dinastica di Enrico.
Il problema non era semplicemente che il re desiderasse un figlio maschio. Era la fragilità della dinastia Tudor.
I Tudor erano sul trono soltanto dal 1485 e il ricordo delle guerre dinastiche inglesi era ancora relativamente recente. Un erede maschio sembrava quindi, agli occhi di Enrico, fondamentale per impedire che il regno precipitasse nuovamente nell’instabilità.
Quando Enrico si innamorò di Anna Bolena, la questione matrimoniale divenne esplosiva perché Enrico voleva ottenere l’annullamento del matrimonio con Caterina ed Il papa non lo concesse.
E’ importante precisare una cosa: la Riforma inglese non nacque semplicemente perché Enrico voleva sposare Anna Bolena.
Il desiderio di ottenere l’annullamento fu certamente un catalizzatore fondamentale, ma dietro c’erano anche tensioni politiche, giurisdizionali, economiche e religiose che coinvolgevano la monarchia, il Parlamento e il rapporto con Roma.
Tra il 1532 e il 1534 una serie di provvedimenti ridusse progressivamente l’autorità papale in Inghilterra. L’Act of Supremacy del 1534 riconobbe Enrico come “Supreme Head” della Chiesa d’Inghilterra.
Una trasformazione destinata a cambiare per sempre la storia britannica.
2. Anna Bolena: la donna per cui il re sfidò Roma
Anna non era semplicemente una bellissima dama di corte. Essa era intelligente, istruita, politicamente abile e profondamente inserita negli ambienti culturali e religiosi europei.
Enrico la desiderava come moglie e soprattutto come possibile madre del tanto atteso erede maschio, ma nel 1533 Anna diede invece alla luce una bambina: Elizabeth Tudor, la futura Elisabetta I.
Questa bambina, che Enrico avrebbe potuto considerare una delusione dinastica, sarebbe diventata una delle più importanti sovrane della storia inglese. Tuttavia, il rapporto tra Enrico e Anna precipitò.
Nel 1536 Anna fu accusata di adulterio, incesto e tradimento. Le accuse furono estremamente gravi e gli storici le considerano generalmente false o costruite per ottenere la sua eliminazione politica. Anna fu decapitata alla Torre di Londra il 19 maggio 1536.
La storia diventa qui quasi grottesca, se ci pensiamo.
Enrico aveva spezzato con Roma per poterla sposare e tre anni dopo la faceva giustiziare.
3. Jane Seymour: finalmente il figlio maschio
Pochi giorni dopo l’esecuzione di Anna, Enrico sposò Jane Seymour.
E Jane gli diede finalmente ciò che desiderava ossia un figlio maschio.
Il 12 ottobre 1537 nacque Edoardo, il futuro Edoardo VI e purtroppo la vittoria dinastica ebbe un prezzo terribile. La moglie morì poco dopo il parto, probabilmente per complicazioni post-partum.
Enrico, tuttavia, continuò a considerarla con particolare affetto e Jane rimase la moglie che gli aveva dato l’erede maschio tanto desiderato.
4. Anna di Clèves: il matrimonio combinato che finì prima di cominciare
Qui troviamo uno degli episodi più divertenti della storia di Enrico.
Nel 1539 il re cercava una nuova moglie e il suo ministro Thomas Cromwell favorì il matrimonio con Anna di Clèves, principessa tedesca.
Enrico fece realizzare un ritratto della futura sposa, dipinto da Hans Holbein il Giovane.
Quando finalmente la vide dal vivo, pare che l’impressione non fosse altrettanto entusiasmante.
Il matrimonio fu celebrato nel gennaio 1540 e durò pochissimo.
Venne annullato dopo pochi mesi e Anna ricevette una sistemazione estremamente favorevole. Non solo ebbe la salva la pelle (cosa non scontata con il suscettibile consorte) ma rimase in Inghilterra come “King’s Beloved Sister”, la “cara sorella del re”.
E qui l’evidenza storica sottolinea che non tutte le ex mogli di Enrico finirono decollate.
Anna di Clèves, anzi, riuscì a trasformare quello che sembrava un disastro matrimoniale in una posizione relativamente sicura.
5. Caterina Howard: la tragedia della giovinezza
Dopo Anna di Clèves arrivò Caterina Howard, molto più giovane del re e il matrimonio fu celebrato nel 1540. Prevedibilmente, anche questa relazione precipitò rapidamente.
La donna fu accusata di adulterio e di condotta sessuale incompatibile con il suo ruolo di regina, venne imprigionata e giustiziata nel 1542.
Una morte brutale, la quale rappresenta uno degli episodi più brutali della parabola di Enrico.
6. Caterina Parr: la moglie che sopravvisse
L’ultima moglie fu Caterina Parr dd è probabilmente una delle figure più interessanti dell’intera vicenda. Non soltanto una consorte: colta, interessata alla religione e alla cultura, svolse un ruolo importante nell’educazione dei figli di Enrico. Fu anche una figura significativa nell’avvicinamento intellettuale dei giovani Edoardo ed Elisabetta alle idee riformate.
E soprattutto sopravvisse a Enrico.
Quando il re morì nel 1547, Caterina era ancora viva.
La filastrocca aveva finalmente ragione: survived.
Ma Enrico non fu soltanto un marito terribile, qui bisogna fare attenzione.
Se lo descrivessimo esclusivamente come un mostro, perderemmo una parte fondamentale della sua importanza storica. Il sovrano fu infatti anche un grande costruttore dello Stato monarchico inglese.
Durante il suo regno:
- Rafforzò enormemente l’autorità della Corona;
- Trasformò il rapporto tra monarchia e Chiesa;
- Promosse la costruzione e l’organizzazione di una marina più potente;
- Favorì la costruzione di arsenali e cantieri navali;
- Utilizzò il Parlamento in modo decisivo per trasformare l’ordinamento religioso del regno.
La marina reale, che alla morte di suo padre contava circa cinque navi, arrivò sotto Enrico a oltre quaranta, secondo Royal Museums Greenwich. Furono sviluppati importanti cantieri a Woolwich, Deptford e Portsmouth.
In questo senso, il sovrano contribuì alla trasformazione dell’Inghilterra in una potenza navale.
E poi arrivò la Dissoluzione dei monasteri: questa è forse la parte più importante e più controversa della sua eredità. Successivamente alla rottura con Roma, il governo di Enrico procedette alla Dissoluzione dei monasteri.
Le comunità religiose vennero soppresse e le loro proprietà furono confiscate e in gran parte vendute o trasferite, con conseguenze enormi.
Il patrimonio monastico passò nelle mani della Corona e successivamente di aristocratici e proprietari terrieri. Le entrate della Corona aumentarono considerevolmente nel breve periodo.
Inutile menzionare il costo culturale e religioso quanto fu immenso.
Un mondo medievale fatto di monasteri, biblioteche, liturgie, reliquie e istituzioni caritative venne profondamente sconvolto.
È uno dei motivi per cui Enrico VIII deve essere considerato non soltanto un protagonista della storia religiosa inglese, ma uno degli uomini che contribuirono alla fine dell’Inghilterra medievale.
Thomas More: quando dire “no” al re significava morire
Uno degli episodi più emblematici è quello di Tommaso Moro. Ma chi era costui?
Umanista, scrittore dell’Utopia, già Lord Chancellor e uomo di grande prestigio europeo, Moro si rifiutò di riconoscere la supremazia ecclesiastica del re.
Nel 1535 fu giustiziato per tradimento.
La vicenda mostra la vera natura del sistema di Enrico: la libertà di coscienza poteva entrare in collisione con la ragion di Stato, e in quel conflitto il re aveva strumenti terribili a disposizione.
Il 1536: l’anno in cui Enrico cambiò?
Qui entriamo in una delle curiosità storiche più affascinanti.
Nel gennaio 1536 Enrico partecipò a una giostra a Greenwich.
Cadde da cavallo.
Il cavallo, bardato anch’esso, gli cadde addosso, l’uomo rimase incosciente per circa due ore.
Da quel momento la sua salute peggiorò progressivamente.
Una teoria molto popolare sostiene che il trauma cranico abbia modificato la personalità di Enrico, trasformandolo da principe atletico e affascinante in un uomo sempre più irascibile e tirannico.
Ovviamente su questa suggestione occorre essere prudenti.
Il cambiamento è documentato, ma non possiamo dimostrare che fosse provocato dal trauma cranico. È una possibilità discussa dagli storici e dai medici, non un fatto accertato.
Quello che sappiamo con certezza è che dopo il 1536 le sue condizioni fisiche peggiorarono drasticamente e le ferite alle gambe diventarono croniche e ulcerose.
L’uomo che da giovane poteva passare ore a cavallo era ormai un sovrano gravemente malato e fortemente sovrappeso, pertanto la trasformazione fisica divenne impressionante.
Persino le armature superstiti mostrano quanto il corpo del re fosse cambiato.
Secondo studi medici retrospettivi, Enrico era alto oltre 1,80 metri e nella giovinezza aveva una corporatura atletica; negli ultimi anni il suo peso aumentò enormemente, mentre la circonferenza della vita arrivò a dimensioni eccezionali.
Alla fine aveva difficoltà perfino a muoversi autonomamente.
E qui c’è un dettaglio quasi macabro: la sua stessa grandezza fisica divenne una prigione.
Il re che aveva costruito la propria immagine sulla forza, sull’equitazione e sulla prestanza fisica non riusciva più a vivere come l’uomo che era stato.
Per secoli sono circolate molte ipotesi sulla salute del re e la sifilide è una delle più famose.
Ma non esistono prove convincenti che Enrico VIII fosse affetto da sifilide e la documentazione medica disponibile non fornisce il tipo di evidenza che ci aspetteremmo da un caso avanzato della malattia.
La sua salute era invece compromessa da una combinazione di problemi, tra cui obesità, ferite croniche alle gambe e progressivo deterioramento fisico.
Morì il 28 gennaio 1547, a Londra, a 55 anni.
Fu sepolto nella cappella di San Giorgio a Windsor, accanto a Jane Seymour.
E la cosa più ironica di tutte?
Enrico VIII aveva passato gran parte della vita ossessionato dall’idea di avere un erede maschio.
Lo ottenne.
Ma suo figlio Edoardo VI morì a soli 15 anni.
Dopo di lui salì al trono Maria, figlia di Caterina d’Aragona.
E poi arrivò Elisabetta I, la figlia che Enrico aveva avuto da Anna Bolena e che era stata persino dichiarata illegittima.
Elisabetta regnò per quasi 45 anni e trasformò profondamente l’Inghilterra.
Così, in un certo senso, la più grande eredità dinastica di Enrico non fu il figlio maschio che aveva tanto desiderato.
Fu la figlia femmina che aveva creduto di dover mettere da parte.
Enrico VIII, dunque, chi fu davvero?
Fu un uomo pieno di contraddizioni.
Un intellettuale che perseguitò gli intellettuali dissidenti.
Un difensore del cattolicesimo che divenne capo della Chiesa d’Inghilterra.
Un principe atletico che finì prigioniero dell’obesità e delle proprie ferite.
Un sovrano ossessionato dalla successione che lasciò, alla morte, una situazione dinastica tutt’altro che semplice.
Un mecenate delle arti e della musica che non esitò a utilizzare la violenza politica.
Un marito che cercò disperatamente un erede e che vide morire, uno dopo l’altro, molte delle persone più vicine a lui.
E soprattutto fu uno dei grandi spartiacque della storia inglese.
La sua nefandezza non consiste soltanto nel numero di persone che fece giustiziare. Consiste nel modo in cui riuscì a trasformare i propri desideri personali in ragion di Stato.
Il divorzio divenne questione religiosa.
La questione religiosa divenne questione costituzionale.
La questione costituzionale divenne una trasformazione della monarchia.
E una storia iniziata con un re che desiderava semplicemente un figlio maschio finì per produrre la Chiesa d’Inghilterra, una nuova distribuzione delle ricchezze, un rafforzamento del Parlamento e, attraverso la sua discendenza, una delle epoche più celebri della storia britannica: l’età elisabettiana.
In questo senso, Enrico VIII è molto più interessante del semplice sovrano della filastrocca delle sei mogli.
Era un uomo del Rinascimento con il potere di un monarca assoluto e, forse, con tutti i vizi che quel potere poteva rendere possibili.
