Poche figure nella storia europea incarnano il fascino del potere e la drammaticità del destino quanto Anna Bolena. Non era una bellezza classica per i canoni del Cinquecento, eppure il suo carisma ipnotico, unito a un’intelligenza affilata e a un’ambizione senza precedenti, riuscì a sconvolgere gli equilibri di un intero continente, portando alla rottura tra l’Inghilterra e la Chiesa di Roma.
Per comprendere la figura di Anna Bolena occorre guardare alla sua educazione. Figlia del diplomatico Thomas Boleyn, Anna trascorse gli anni della giovinezza nelle corti più raffinate d’Europa: prima nei Paesi Bassi presso Margherita d’Austria, poi in Francia al seguito di Maria Tudor e della regina Claudia.
Quando tornò alla corte di Enrico VIII nel 1522, Anna era diversa da tutte le altre dame Tudor. Le cronache dell’epoca la descrivono come una donna dall’eleganza francese impeccabile, esperta nel canto, nella danza, nel gioco di conversazione e dotata di un’arguzia travolgente. I suoi occhi scuri, quasi neri, e i capelli corvini esercitavano un’attrazione a cui il re non seppe resistere.
A differenza delle altre favorite del re, compresa sua sorella Maria Bolena, Anna si rifiutò categoricamente di diventare una semplice amante di Enrico VIII. Documentata dalle 17 lettere d’amore conservate nella Biblioteca Apostolica Vaticana, la corrispondenza del re rivela un sovrano completamente assoggettato dal rifiuto di Anna, la quale pretese un solo ruolo: quello di regina legittima.
Questa determinazione incrociò un nodo politico cruciale: la necessità di Enrico VIII di avere un erede maschio, che la regina Caterina d’Aragona non era più in grado di dargli. L’ambizione di Anna diventò così il catalizzatore del “Grande Affare” (The King’s Great Matter):
- 1527-1532: Anni di insistenze e manovre diplomatiche per ottenere l’annullamento del matrimonio da Papa Clemente VII.
- 1533: Lo scisma anglicano. Enrico rompe con la Chiesa Cattolica, nomina Thomas Cranmer Arcivescovo di Canterbury, ripudia Caterina e sposa Anna in segreto.
- Maggio 1533: Incoronazione solenne di Anna nell’Abbazia di Westminster.
“Le mie parole d’ordine saranno: la più felice” (Ainsi sera, groigne qui groigne)
— Il motto scelto da Anna Bolena per la sua incoronazione.
Il trionfo di Anna portò con sé i germi della sua distruzione. Il suo carattere forte, incline alla politica e al dibattito teologico (fu una fervente protettrice delle idee riformate e di figure come Tyndale), le creò una schiera di nemici a corte. Ma il fattore determinante fu la mancata nascita dell’erede maschio.
Nel settembre del 1533, Anna diede alla luce una bambina, la futura regina Elisabetta I. Per il re fu una cocente delusione. Nei tre anni successivi, la regina subì almeno due aborti spontanei, l’ultimo dei quali nel gennaio del 1536 (un feto maschio), proprio nel giorno del funerale di Caterina d’Aragona.
Da quel momento, l’ascesa di Anna si trasformò in una trappola mortale. L’alleanza con il Primo Ministro Thomas Cromwell svanì a causa di divergenze sulla gestione dei beni dei monasteri soppressi. Cromwell decise che la regina andava eliminata per fare spazio a Jane Seymour. Nel maggio 1536, Anna fu arrestata e condotta alla Torre di Londra. Fu accusata di adulterio con cinque uomini (tra cui il suo stesso fratello, George Boleyn, Lord Rochford), di incesto e di alto tradimento. Gli storici moderni (tra cui Eric Ives e Diarmaid MacCulloch) concordano sul fatto che le accuse fossero prive di fondamento e montate ad arte da Cromwell per compiacere il re.
Anna Bolena affrontò il patibolo con straordinario decoro, pronunciando un discorso cauto per proteggere la figlia Elisabetta.
A soli 11 giorni dalla sua morte, Enrico VIII sposò Jane Seymour.
L’ironia della storia volle che il tanto desiderato erede maschio di Enrico, Edoardo VI, morisse giovanissimo, e che a consolidare la dinastia Tudor e a portare l’Inghilterra all’epoca d’oro fosse proprio la figlia di Anna: Elisabetta I.
L’ambizione di Anna Bolena le costò la vita a trentacinque anni, ma la sua figura ha travalicato i secoli, trasformandola da “prostituta del Re” (come la definivano i suoi oppositori) a una delle figure femminili più potenti, complesse e affascinanti della storia moderna.
