Quando la favola incontra la commedia italiana.

Ci sono film che nascono per far ridere e altri che, mentre fanno ridere, provano anche a raccontare qualcosa del mondo in cui viviamo. Il principe abusivo, esordio alla regia di Alessandro Siani, appartiene a entrambe le categorie. Uscito nel 2013, il film costruisce una moderna favola sentimentale giocando con uno degli ingredienti più antichi della narrativa popolare: l’incontro impossibile tra due mondi apparentemente inconciliabili.

Da una parte c’è Antonio, interpretato dallo stesso Siani, ragazzo napoletano squattrinato, rumoroso, ingenuo e irresistibilmente sopra le righe; dall’altra una principessa che vive immersa nei rituali e nelle regole di una corte tanto elegante quanto distante dalla quotidianità. L’incontro fra i due diventa così il pretesto per mettere a confronto ricchezza e povertà, nobiltà e popolo, buone maniere e spontaneità.

Il meccanismo della commedia è volutamente semplice, quasi fiabesco. Ed è proprio questa semplicità a costituire uno dei punti di forza del film: Il principe abusivo non pretende di essere una sofisticata satira sociale, ma utilizza gli stereotipi della favola per rovesciarli e trasformarli in occasioni di comicità.

Siani porta sullo schermo il suo personaggio comico più riconoscibile: un uomo incapace di adeguarsi alle convenzioni, ma proprio per questo autentico. Antonio non conosce l’etichetta, non comprende i codici della nobiltà e sembra costantemente fuori posto. Eppure, dietro la sua goffaggine, emerge una genuinità che finisce per mettere in discussione la presunta superiorità di chi appartiene a un mondo privilegiato.

Particolarmente riuscito è il personaggio interpretato da Christian De Sica, che diventa una sorta di maestro di buone maniere incaricato di trasformare l’improbabile protagonista in un perfetto uomo di corte. Il rapporto fra i due alimenta alcune delle situazioni più divertenti del film e consente a De Sica di recuperare quella vena da commedia brillante che fa parte della sua lunga esperienza cinematografica.

La pellicola funziona soprattutto quando lascia che i suoi personaggi si scontrino con le proprie differenze. La comicità nasce infatti dal contrasto: il linguaggio popolare contro quello aristocratico, la spontaneità contro l’etichetta, l’istinto contro la formalità. È una comicità molto italiana, costruita sull’equivoco e sull’osservazione dei comportamenti sociali.

Ma dietro la superficie leggera c’è anche una piccola riflessione sulla natura delle persone. La domanda implicita del film è semplice: quanto contano davvero il titolo, il denaro e l’apparenza quando si tratta di stabilire il valore di un individuo?

La risposta di Siani è naturalmente affidata al sorriso più che alla filosofia. Il film non vuole impartire lezioni e non cerca particolari profondità psicologiche. Preferisce raccontare una favola contemporanea nella quale, come nelle fiabe tradizionali, i ruoli possono improvvisamente invertirsi e chi sembra essere il “povero” della situazione può rivelarsi, alla fine, molto più ricco dal punto di vista umano.

Il limite della pellicola è anche, inevitabilmente, il rovescio della sua semplicità. Alcune situazioni sono prevedibili, alcuni personaggi volutamente caricaturali e la componente sentimentale segue percorsi abbastanza convenzionali. Chi cerca una commedia sofisticata o una satira sociale particolarmente graffiante potrebbe quindi rimanere meno coinvolto.

Ma sarebbe ingeneroso giudicare Il principe abusivo con parametri che non gli appartengono. Il film vuole innanzitutto intrattenere, e lo fa affidandosi a un linguaggio immediato, a una comicità popolare e alla capacità di Siani di costruire gag intorno alle caratteristiche dei propri personaggi.

Alla fine, il vero “principe abusivo” del titolo non è soltanto quello della favola sentimentale raccontata dal film. È, in qualche modo, chiunque si trovi improvvisamente a vivere in un mondo che non gli appartiene e debba imparare a starci senza perdere se stesso.

E forse è proprio questo il messaggio più piacevole della pellicola: non serve nascere principi per avere qualcosa di prezioso da offrire. A volte basta rimanere semplicemente se stessi.

Il principe abusivo resta così una commedia leggera, genuina e dichiaratamente popolare, capace di mescolare romanticismo e comicità attraverso il classico incontro fra due mondi lontani. Non è una pellicola che aspira a cambiare la storia del cinema italiano, ma è un film che conosce bene il proprio pubblico e sa regalargli una favola moderna fatta di equivoci, risate e sentimenti.

Una opinione su "Quando la favola incontra la commedia italiana."

  1. A Sanremo 2015 Siani entrò in scena, vide in mezzo al pubblico un bambino obeso e si mise a prenderlo per il culo davanti a tutta Italia. Credo che questo dica molto sul suo valore come persona prima ancora che come artista. I bambini non si toccano: è uno dei più elementari principi di civiltà, che Siani evidentemente ignora.

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