Io sono Mia L’inno alla libertà

Interpretare un mostro sacro come Mia Martini è compito arduo: ma sicuramente Serena Rossi regala una performance assolutamente straordinaria e intensa, plasmandosi ad immagine e somiglianza del soggetto.

I movimenti, le parole, le espressioni sono quelle di Mimì. La poetessa che la canzone italiana non si è mai meritata. La rondine che l’invidia e il pregiudizio hanno distrutto molte volte: viene spontaneo chiedersi come abbia potuto creare tanta meraviglia affrontando tutto questo schifo.

La storia inizia dalla seconda rinascita di Mimì, a Sanremo nel 1989.

Dopo sei anni di silenzio, Mia Martini si presentò con la canzone Almeno tu nell’universo. Composizione scritta dal grande amico Bruno Lauzi, che pretese di averla come interprete della sua stessa opera, è occasione di rilancio per l’artista.

La storia inizia con una intervista, decisa quasi per caso, e si snoda attraverso ricordi e riflessioni profonde.

Viene ripercorsa, ma appena accennata, l’infanzia in Calabria per poi svolgersi prevalentemente a Roma. Domenica è una ragazza che canta jazz e sogna il successo assieme alla sorella Loredana.

Due ragazze piene di speranze e con caratteri completamente diversi. Lola è ribelle e impulsiva. Mimì sogna il grande amore e una vita dedita al canto: la sua passione da sempre. Diventa interprete e amica di grandi della musica come Franco Califano, che scriverà per lei Minuetto.

Si troverà, fin dagli inizi, a dover fronteggiare le dicerie e il pregiudizio più infimo. Voci che cercheranno di rovinare la carriera e la stessa vita privata. Una donna sola contro un gigante di cattiverie e odio. Persino il compagno di qualche anno, Andrea, risentirà di queste voci assurde.

Supposizioni nate forse dalla paura che una donna avesse un talento tanto immenso da oscurare i grandi della musica: di questo sono fermamente convinta. Mia Martini era una donna ribelle, che pretendeva di avere voce su brani, promozioni e arrangiamenti. Troppo per una donna, che doveva solo cantare secondo la considerazione di quelli anni.
Emblematica la scena dove i discografici la invitano a non vestirsi di nero e a mettere le minigonne. Come se il vestito fosse la divisa di un’artista: ravvisando uno schifo intellettuale di proporzioni cosmiche.

Assistiamo, grazie al supporto del produttore Alberigo Crocetta, al successo iniziale con il meraviglioso brano Piccolo Uomo e la continua ricerca di una perfezione artistica, quasi ossessiva ma che la dice lunga sulla grandezza di questa donna.

Mia non ha mai voluto essere una etichetta: le sue canzoni erano il suo respiro, la voce l’anima e il carattere il motore che le permetteva di andare avanti.

Tempra testarda, determinata e ribelle, che la porterà anche a scelte azzardate ma che ne sarà il tratto distintivo.

Un coraggio così potente da far paura per un periodo dove le donne erano ancora considerate un passo indietro a mariti, padri e fidanzati. Le canzoni femminili dovevano essere struggenti e piene di dolore. Lamenti di chi aspetta e rispetta i desideri del proprio uomo. Tragedie e canzonette dell’attesa.

Mia è stata sempre sé stessa, affrontando la disperazione con la forza di chi crede nei propri sogni. Perdendo tutto e riconquistandolo ogni volta, sempre con grinta e forza straordinaria.

La musica nella forma più alta e immensa.

Un bel racconto che lascia un sapore amaro e la dice lunga su quanto possa la cattiveria distruggere l’anima. Come disse la sorella Leda in una intervista, “facile parlare, tanti conduttori che la osannano ora al suo passaggio facevano le corna”: affermazione pesantissima sull’ipocrisia che pervade tutta la vicenda di Mimì.

Sopravvissuta grazie all’amore di alcuni amici fedeli, come Anthony (probabilmente un vago riferimento al fraterno Renato Zero che non concesse i diritti al film) e l’assistente Alba, e alla sua determinazione.

Amante dell’amore stesso e passionale nello spirito, rappresenta l’essenza stessa della musica nella forma più pura.

Bellissima e meravigliosa come solo un’opera d’arte può essere.

E la musica di Mia Martina era arte.

Quella che attraversa l’anima e la rende migliore, raccontandone le emozioni con profonda umanità.

Volata via troppo presto.

Quanto ancora abbiamo bisogno di tanta meraviglia e quanto ci manca tremendamente al cuore.

2 pensieri riguardo “Io sono Mia L’inno alla libertà

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