Palazzo Orsini-Zurlo ad Oppido Lucano.

Questa settimana racconto la storia di quella che è stata la casa natale di mia nonna e della sua famiglia. Un luogo antico e dove il tempo si è fermato. Si tratta del palazzo originariamente chiamato Orsini – Zurlo, divenuto poi di proprietà delle famiglie Mancuso, Martino e De Rosa. Esso rappresenta una delle dimore storiche più belle del complesso di case, comunemente chiamato il “Casale”.

L’edificio ha un avancorpo con un portale piuttosto semplice, di certo successivo nella costruzione al primo impianto originario della struttura. La chiave dell’arco è decorata con un motivo elegante, dai caratteri curvilinei, con la lettere A e L e la data 1893, compresa in alto da un piccolo cerchio con sei diametri separati da punti ed in basso da due volute coricate. Con tutta probabilità, essa indica l’anno di costruzione di questo ampliamento.

Spicca, come parte dominante dell’edificio principale, il portone d’ingresso.

Caratterizzato da un grande portale di pietra scolpita. Ai riquadri lisci, leggermente sporgenti, si alternano riquadri in rilievo: un elemento ornamentale ad X dagli apici arricciati, un vaso di fiori, un grande fiore con dodici petali, un altro vaso più semplice del precedente, con fiori e foglie. Il vaso principale ha il corpo decorato con cerchi, il cui motivo si trova anche in un altro portale oppidese, chiamato Vigilante, il cui anno di costruzione è 1818. Probabile testimonianza che la costruzione di questi due palazzi gentilizi fu pressoché simultanea.

Un’ingresso imponente e sicuramente di gran pregio, che nonostante più di 200 anni, conserva un fascino innegabile. Spesso mi sono immaginata come sarebbe stato negli anni passati. Mia nonna, con una punta di orgoglio, lo ha sempre ricordato che uno dei palazzi più caratteristici del paese.

Al suo interno, in un androne a cielo aperto, troviamo una sorpresa. Un pozzo rettangolare, a blocchi regolari, sovrastato da due pilastri con capitelli, reggenti una trabeazione modanata, per la sistemazione della carrucola. Il pozzo è compreso nel vano della scala che ha la balaustra in muratura di pietra a vista ed il terminale, in basso a forma di sostegno di mensola, scolpito a duplice voluta con fiori dai petali corposi, simili a quelli che escono dai vasi a rilievo sul portale.

Questo palazzo, come molti altri del paese lucano, sono testimoni immortali, di quanto il paese sia una perla in continua esplorazione di arte, cultura e scultura. Basta passare in ogni singolo vicolo per trovare incisioni, fregi e frontoni che raccontano di Oppido.

Lo stesso palazzo Orsini fu soggetto di libri e rappresentazioni.

Uno dei miei luoghi del cuore, che ha visto mia nonna bambina e la sua famiglia crescere.

Un posto dove mi sembra di sentire le sue parole e il ricordo di una vita passata, segnata dalla devozione verso i suoi cari e dalla tranquillità di un rifugio sicuro.

E nel raccontare la storia di casa sua, ho scoperto anche la mia.

Perché come diceva mio padre: “Solo se conosci da dove vieni, saprai sempre chi sei”.

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