Le case dipinte di Novi

Novi Ligure è un paese popolato da circa 28000 persone collocato nella provincia di Alessandria, nonostante il nome ne suggerisca differenti natali.

Ma da dove ha origine questa particolarità? Il nome attuale risale al 1863, anno in cui fu emanato il decreto reale in seguito all’annessione della città al Piemonte. Venne aggiunto l’appellativo “Ligure” per onorare il legame con la Liguria e la Repubblica di Genova, a cui Novi appartenne per diversi secoli.

Il comune rappresenta uno dei centri più operosi e cosmopoliti della provincia e, lungo le sue strade, è possibile osservare le caratteristiche “case dipinte”: ossia edifici caratterizzati da muri affrescati.

Scopriamone qualcuno assieme, si tratta non solo di dimore nobiliari ma di veri e propri complessi abitativi, spesso in uso alla buona borghesia, che rendono i vicoli della città uno splendido esempio di arte, letteralmente, a cielo aperto.

Palazzo Adorno

La costruzione dell’edificio risale agli anni tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento; la struttura architettonica evidenzia l’influsso stilistico di Galeazzo Alessi; le pitture della facciata sono state eseguite nel Settecento e mostrano una decorazione tardo-barocca. La peculiarità del palazzo è il doppio piano nobile, particolarmente evidente nel prospetto sul cortile dove si aprono due eleganti loggiati sovrapposti, con tracce della decorazione originaria.

Palazzo Alignani

Unico edificio nobiliare ad articolarsi su due soli piani sovrapposti, presenta un’elegante decorazione ottocentesca, particolarmente curata nelle incorniciature delle finestre e del portale.

Palazzo Balbi

Il palazzo presenta soluzioni distributive tipiche dell’architettura genovese tra il ‘600 e il ‘700. La decorazione sul prospetto di via Gramsci è completamente perduta, mentre si conservano alcuni frammenti di decorazione pittorica sul prospetto del cortile: una zoccolatura a bugnato a monocromo verde al pian terreno, motivi a conchiglia e lesene all’altezza del primo ammezzato.

Palazzo Cassissa

L’edificio risale al XVII secolo ma fu completamente trasformato nel XIX secolo. Il ciclo decorativo della facciata risale all’Ottocento.

Di notevole importanza sono il soffitto affrescato del piano nobile e il giardino privato impreziosito da busti marmorei e fontane di epoca settecentesca.

Palazzo Cattaneo

Settecentesco nelle architetture e nei balconcini in pietra e ferro battuto, subì danneggiamenti durante la guerra che ne hanno alterato l’originaria struttura. In facciata presenta decorazioni ottocentesche di gusto eclettico che raffigurano draghi e chimere mescolati ad archetti a sesto acuto, incorniciature delle aperture, tralci di vite e vari elementi architettonici dipinti.

Palazzo Da Franchi – Peloso

Palazzo costruito nel XVII secolo dalla famiglia Da Franchi, la proprietà passa ai Peloso a inizio Novecento. La decorazione della facciata risale al primo ‘ 900 ed è opera del pittore novese Lagostena. E’ l’unico edificio in città che abbia conservato la copertura con tegole piane. Al piano nobile, una ricca e importante collezione di dipinti creata dalla famiglia Peloso.

Palazzo del Governatore

L’edificio presenta caratteri stilistici settecenteschi nei balconcini con ringhiere in ferro battuto e nella decorazione del prospetto principale su via Abba. Interessanti in facciata due formelle in terracotta raffiguranti la madonna di Loreto e l’urna di San Prospero conservata nella vicina chiesa della Maddalena.

Palazzo della Dogana

L’imponente immobile, edificato a partire dal XVII secolo, fu più volte trasformato; conserva una bella scala elicoidale oltre ad un interessante ciclo di affreschi alle pareti della scala, nel salone di rappresentanza al piano nobile, forse opera di Andrea Leoncini di Campo Ligure e assegnabili alla metà del Settecento. Notevole anche la cappella barocca che si affaccia sul salone.

La facciata su via Roma conserva due portali in arenaria e tre cicli sovrapposti di affreschi di diversa qualità cromatica e di ottima qualità esecutiva. All’interno del cortile, un fondale dipinto con finte architetture conclude quello che doveva essere il giardino.

Palazzo Durazzo

Fu costruito all’inizio del XVII secolo ma fu più volte rimaneggiato; sul prospetto rivolto verso il cortile è ancora documentata la decorazione pittorica originaria risalente al XVII secolo che sottolinea a monocromo la struttura del loggiato successivamente tamponato; sul prospetto che conclude il cortile si vedono decorazioni settecentesche e lo stemma della famiglia deturpato dall’apertura di una finestrella. Di notevole importanza è anche il giardino del palazzo posto ai piedi del castello e collegato all’edificio per mezzo di un ponticello che oltrepassa via Durazzo; seguendo la moda tutta genovese per i giardini e la botanica, Gerolamo Durazzo nel Settecento portò a compimento questo straordinario intervento.

Palazzo Negrone

Un preesistente edifico seicentesco fu ricostruito da Bendinelli Negrone nei primi decenni del Settecento, coprendo parte della facciata della Collegiata; la decorazione del prospetto sulla piazza risale agli ultimi decenni del secolo ed è opera di Antonio e Giovanni Muratori che negli stessi anni affrescarono l’interno della chiesa di S. Andrea: tale decorazione sviluppa una concezione fortemente scenografica ed usa una vastissima gamma cromatica. Ai primi anni dell’Ottocento risale il dipinto della meridiana che si andò a sovrapporre alle decorazioni a finte architetture: vi sono riprodotte due meridiane una delle quali segna l’ora francese e riporta un calendario con i nomi dei mesi secondo il calendario della rivoluzione francese; al centro è raffigurata la dea Urania con ai piedi gli strumenti dell’astronomia, il sestante e l’astrolabio.

Palazzo Cambiaso Negrotto

Il nucleo originario del palazzo risale ai primi anni del XVII secolo, ma l’assetto attuale nasce dall’accorpamento di tre edifici, due affacciati sulla piazza e il terzo lungo la via Paolo da Novi. L’ambiente di maggior pregio è rappresentato dall’androne di ingresso suddiviso in due parti da una coppia di colonne tuscaniche; nel cortile si conserva un fondale ad elementi architettonici dipinti ubicato in asse all’androne di ingresso a celare l’antica manifattura tessile del proprietario ottocentesco, Mariano Dellepiane: le sue forme concavo-convesse rimandano al gusto settecentesco, ma il dipinto è posteriore, probabilmente ottocentesco; questo intervento pittorico è forse coevo alla realizzazione di una galleria pensile in stile Liberty in legno e ferro che corre lungo il prospetto interno.

Palazzo Spinola

Fu fatto costruire dagli Spinola nella seconda metà del Cinquecento e l’edificio risente degli schemi compositivi adottati da Galeazzo Alessi e dai progettisti attivi nella sua cerchia. Si distingue per il bel loggiato aperto sul cortile e per l’arioso androne di ingresso caratterizzato da colonne tuscaniche. Nel salone di rappresentanza al piano nobile sono conservati medaglioni con decorazioni monocrome, mentre non si è conservato nulla dell’apparato decorativo esterno. La facciata su via Marconi è caratterizzata dall’alta cornice marcapiano e da un’elegante cornice sottogronda con mensoloni binati.

Palazzo Spinola di Variana

Il palazzo risale al Seicento e rappresenta un esempio di edilizia nobiliare ormai lontana dagli schemi compositivi genovesi. E’ settecentesco il bellissimo loggiato che si apre sul prospetto del cortile con sette arcate rette da pilastri; al piano terreno, le arcate dell’androne di ingresso sono invece sorrette da eleganti colonne in pietra. Sul fondo del cortile è collocato il rustico di pertinenza che presenta in affresco lo stemma gentilizio della famiglia, opera settecentesca dei Muratori.

Palazzo Tursi

Settecentesco, appartenne alla famiglia Tursi e nel 1816 vi nacque Paolo Giacometti, il drammaturgo novese autore del dramma La morte civile. Conserva il portale d’ingresso in arenaria e l’androne carraio di accesso coperto da volte a botte che immette nel cortile.

Ex-biblioteca civica in via Roma

Acquistato dal Capitolo della Collegiata nel 1835, dal 1843 i locali di questo edificio furono utilizzati come biblioteca; la proprietà passò al comune nel 1870, che continuò ad adibirlo a biblioteca fino al 1913.

In facciata presenta un importante ciclo pittorico risalente al Quattrocento, purtroppo solo parzialmente conservato: storie di eroi e di battaglie, probabilmente attinte alla mitologia classica, con quattro diverse scene separate da colonne dipinte e sormontate da un fregio monocromo grigio-nero con creature mitologiche e piccoli satiri.

Galleria Perelli

Realizzata nel 1912 per iniziativa di Francesco Parodi, secondo il gusto decorativo dell’epoca, trasformando il fabbricato esistente tra via Girardengo e via Capurro. Sulla parete interna è stato realizzato un affresco che narra in chiave allegorica il legame politico ed economico che unì Novi (rappresentata dalla torre del castello) a Genova (rappresentata dalla Lanterna); una matrona, rappresentazione allegorica della Prosperità, accoglie accanto a sé le personificazioni della Scienza e della Tecnica e schiaccia sotto i piedi un’informe creatura scura, l’Oscurantismo.

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