
In questo primo capitolo si esamineranno i casi di alcune figure femminili che- lungi dal dimostrare codardia o paura- “scelsero l’Italia” abbandonando l’idea della fuga, e ciò “con un sacrificio straziante del quale per decenni gli altri italiani (…) in buona parte non si sono nemmeno accorti.”
R. Pupo La Tragica Scelta tra Foibe ed esilio
Inizia con questa premessa un libro che squarcia un velo di speranza su quella che può essere considerata una pagina dimenticata di storia italiana.
Basta dare una veloce occhiata a qualsiasi libro di storia: le tragedie storiche sembrano essere poste in ordine di importanza a seconda di quanto siano i corposi i capitoli a loro dedicati. Per la tragedia che colpì Istria e Dalmazia un trafiletto è spesso la sola traccia rimasta fornita alle nuove generazioni per conoscere.
Posso definire questo un comportamento degno di un paese che sostiene di mettere al primo posto il benessere dell’uomo e la memoria degli errori passati?
Assolutamente no e credo che, a questo, ognuno di noi, debba profondamente porre riparo.
Una storia volutamente tacciata, mai approfondita a dovere e quasi nascosta da ogni ricerca di verità postuma. Capitolo scomodo? Se prima potevo paventare dei dubbi, ora posso dire di aver raccolto diverse certezze.
Sul capitolo Foibe si è voluta apporre una condanna all’indifferenza. E uso, appositamente, la stessa frase che si trova davanti al memoriale della Shoah, su indicazione della senatrice Segre perché ritengo che anche in questo caso il vero cancro sia stata proprio l’indifferenza di un popolo e delle istituzioni.
Fortunatamente il coraggio di pochi si è rivelata una salvezza per la memoria di tutti noi.
E il libro di Valentina Motta è un tesoro prezioso e dettagliato del ricordo. Prima di raccontare alcuni aspetti, vi invito alla lettura attenta e consapevole che merita un libro pregno di una verità necessaria.
Non solo per noi, ma per tutti quei volti che sono rimasti senza giustizia.

Le ragazze furono, molto banalmente, vittime di violenza cieca ed assassina di oppositori crudeli e spietati, che non risparmiarono loro alcuna atrocità.
Ad oggi, gli autori del delitto restano ancora sconosciuti ed impuniti.
La prima storia narrata è quella di Norma Cossetto, studentessa universitaria uccisa perché figlia di un fascista, torturata e abusata fino alla sua morte. Norma è quella più famosa, ma la sua sorte tocca a tantissime altre come lei.
Persone semplici, con sogni tipici di un età in cui si pensa che il mondo sia una terra da esplorare ricca di bellezza.
Fine orrenda quella che toccò alla giovane. Venne gettata nella foiba di Villa Suriani viva e agonizzante dopo giorni di violenze e soprusi. A nulla valsero le suppliche della sorella Licia, ella doveva pagare le colpe paterne.
Come un fiume di sangue che scorre senza sosta, la sua dipartita venne travolta da una serie di eventi nefasti e luttuosi che esprimono perfettamente la portata distruttiva e disperata di un conflitto dove tutti sono carnefici l’uno dell’altro e senza distinzione.

Questa triste storia dimostra come fosse impossibile potersi fidare di qualcuno in quel clima di terrore in cui sembrava vigere la legge Mors tua vita mea: neppure i parenti si sottraevano a dubbi e sospetti, in quanto dietro ad ognuno si poteva celare una spia potenziale o un collaborazionista.
Valentina Motta.
Alcune di queste donne coraggiose non ebbero paura di gettarsi all’interno della foiba, come nel caso di Daniza Aurora Leghissa, eroina anonima e di cui si poco o nulla, oppure Libera Sestan, moglie di un carabiniere e mamma di due figlie dalla vita normale e tranquilla vittima delle attenzioni malate di un partigiano che accusò (senza fondamento alcuno e pretestuosamente) la ragazza di essere una spia. Condannandola, di fatto alla morte e alla prigione.
Tantissime storie, donne, bambine e persone comuni colpevoli di nulla e vittime della furia dei titini e di una guerra civile che imperversava al pari di un uragano di morte.
Ogni vicenda è raccontata con enfasi, ma anche con dovere di cronaca e contestualizzando i singoli episodi. Permettendo al lettore di avere un quadro dettagliato, storico e preciso, della situazione. Analisi storiografica perfetta al cui interno vengono inserite figure straordinarie ed uniche con le loro differenti personalità e attitudini.
Non un romanzo, ma un potente affresco di verità.

Contrariamente a quanto spesso accade parlando delle foibe, il libro di Valentina Motta analizza diversi aspetti di un dei periodi più enigmatici della storia italiana senza fare alcuna considerazione politica.
Perché, ed è sempre bene ricordarlo, nessuna tragedia può essere appannaggio di una singola fazione. Quando si muore per un genocidio, non esistono distinzioni.
In fondo non siamo tutti esseri umani? O questa affermazione deve essere più o meno circoscritta?
A cavallo tra la fine della guerra e la caduta del regime fascista dove le parti non erano più contraddistinte tra sete di giustizia, ma animate dalla violenza bestiale più nera e da quell’animale senso di sopraffazione che non conosce pudore, non esiste motivazione per uccidere.
Colpendo indistintamente e quasi per puro gusto del proprio compiacimento, si è ucciso, torturato e messo a tacere. Gettando nelle cavità di roccia innocenti si voleva spingere nell’abisso anche la loro storia. Non sarebbero mai esisti, e nessuno avrebbe mai chiesto conto della loro fine.
Il dramma delle foibe è stato dimenticato volutamente, e le tante vittime mai adeguatamente ricordate.
Scomode, emblema di quanto la guerra fosse qualcosa di atroce e inspiegabili.
Di quanto non esistano buoni o cattivi, ma solo morte e distruzione.
Solo alla conoscenza viene dato l’onore di sconfiggere l’omertà e la lotta deve partire dal pretesa di sapere ciò che accaduto.
Senza se e senza ma.

