Smetto quando voglio è una commedia italiana del 2014 diretta da Sydney Sibilia, che mescola comicità, critica sociale e azione.
Il protagonista è Pietro Zinni, un brillante ricercatore universitario esperto di neurobiologia che perde il lavoro a causa dei tagli all’università. Disoccupato e senza prospettive, decide di sfruttare le sue conoscenze scientifiche in modo illegale.
Riunisce così un gruppo di ex ricercatori e studiosi — tutti molto preparati ma precari e sottopagati — per creare una droga sintetica ancora non vietata dalla legge. Il gruppo inizia a vendere la sostanza ottenendo rapidamente successo e denaro, ma presto si trova coinvolto in situazioni sempre più pericolose con criminali e polizia.
Il film alterna momenti comici a scene più tese, mostrando le difficoltà dei giovani laureati italiani costretti a lavori precari o alla disoccupazione.
Originale e divertente, perché usa il modello del film criminale in chiave ironica e italiana. La forza principale sta nei personaggi: i protagonisti sono intelligenti e preparati, ma allo stesso tempo fragili e frustrati da un sistema che non valorizza il loro talento.
La comicità è brillante e spesso basata sul contrasto tra il linguaggio accademico dei protagonisti e il mondo della criminalità. Dietro le battute, però, emerge una critica sociale molto attuale sul precariato e sulla fuga dei cervelli.
Il ritmo è veloce, i dialoghi sono efficaci e il cast funziona molto bene. È una commedia moderna che riesce a far ridere ma anche riflettere.


Questo film e in generale l’intera trilogia per me rimane qualcosa di molto valido che dimostra come ci siano ancora dei registi e artisti che qui in Italia vogliono creare delle storie interessanti e unire i vari generi in maniera particolare. L’unico difetto che ha questa trilogia è la fotografia. Perché è completamente gialla? Per il resto però è molto valida.
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Hai ragione, non ne ho mai capito il motivo e lo ritengo penalizzante
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