La Strage di via dei Georgofili fu uno degli attentati mafiosi più gravi e simbolici della storia italiana contemporanea. Avvenne nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 a Firenze, nel centro storico della città, a pochi metri dalla Galleria degli Uffizi.
Fu un attentato compiuto da Cosa Nostra nell’ambito della stagione delle stragi mafiose iniziata dopo gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992.
Poco dopo l’una di notte, un furgone imbottito con circa 250 kg di esplosivo parcheggiato in via dei Georgofili esplose violentemente.
L’esplosione devastò:
- parte della storica Torre dei Pulci;
- edifici circostanti;
- molte abitazioni;
- opere d’arte e ambienti degli Uffizi.
Morirono cinque persone:
- Fabrizio Nencioni, vigile urbano;
- Angela Fiume, sua moglie;
- le loro figlie Nadia Nencioni di nove anni e Caterina Nencioni di appena cinquanta giorni;
- Dario Capolicchio, studente universitario.
I feriti furono decine.
L’attentato non aveva un obiettivo “locale”. Firenze fu scelta per il suo enorme valore simbolico e culturale.
Nel 1992-1993 Cosa Nostra stava reagendo duramente alla repressione dello Stato italiano:
- il regime carcerario duro del 41-bis;
- i maxi-processi;
- gli arresti di importanti boss mafiosi;
- la perdita di potere dell’organizzazione.
La strategia mafiosa cambiò: non più soltanto omicidi mirati, ma veri attacchi terroristici contro lo Stato e il patrimonio culturale italiano, per creare paura e pressione politica.
Per questo, nel 1993, oltre a Firenze furono colpite anche:
Uno degli aspetti più scioccanti della strage fu il danno al patrimonio artistico.
L’onda d’urto colpì gli Uffizi e distrusse o danneggiò opere, dipinti e documenti storici di enorme valore.
Alcune opere non poterono mai essere recuperate completamente.
L’attacco fu percepito come un’aggressione non soltanto alle persone, ma anche alla cultura italiana e alla memoria storica del Paese.
Le indagini attribuirono la responsabilità dell’attentato ai vertici di Cosa Nostra, in particolare all’ala guidata da:
- Salvatore Riina
e ad altri capi mafiosi siciliani.
Nel corso degli anni furono condannati numerosi esecutori e mandanti.
Tuttavia, attorno alle stragi del 1992-1993 sono rimasti molti interrogativi storici e giudiziari:
- possibili rapporti tra mafia e settori deviati dello Stato;
- la cosiddetta “trattativa Stato-mafia”;
- eventuali mandanti esterni a Cosa Nostra.
Questi temi sono ancora oggetto di studio, processi e dibattito pubblico.
La strage dei Georgofili segnò profondamente l’Italia perché mostrò che la mafia era disposta a:
- colpire civili innocenti;
- uccidere bambini;
- attaccare luoghi simbolo dell’identità nazionale;
- usare metodi assimilabili al terrorismo.
Per molti italiani fu uno shock culturale enorme: la mafia non appariva più soltanto come criminalità organizzata regionale, ma come una minaccia nazionale contro la democrazia e il patrimonio comune.

