Lenin.

Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin (1870–1924), è stato il principale teorico e politico della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, fondatore del Partito Bolscevico e primo dirigente dell’Unione Sovietica. Se Mussolini rappresenta l’origine del fascismo e Hitler quella del nazionalsocialismo, Lenin è la figura chiave che ha trasformato il marxismo da teoria filosofica a sistema di governo statale nel Novecento.


A differenza del carisma teatrale di Mussolini o dell’irrazionalismo messianico di Hitler, la figura di Lenin si distingue per una combinazione peculiare di rigoroso dottrinarismo, pragmatico opportunismo e freddezza strategica. Nato a Simbirsk in una famiglia borghese e colta, la sua vita fu segnata indelebilmente dall’esecuzione del fratello maggiore Aleksandr nel 1887, impiccato per aver partecipato a un complotto contro lo zar Alessandro III. Questo evento lo spronò ad abbracciare la causa rivoluzionaria, non attraverso il terrorismo individuale ma tramite lo studio sistematico del pensiero di Karl Marx. Lenin era un intellettuale dalla disciplina ferrea, un lettore e scrittore instancabile. La sua vita personale era quasi completamente subordinata alla causa politica: colleghi e contemporanei lo descrivevano come privo di interessi per la vita mondana o il lusso, dominato da un’unica grande passione: la conquista e la gestione del potere rivoluzionario. Se sul piano ideologico si mostrava intransigente verso i “revisionisti” e i socialisti moderati, sul piano pratico possedeva un’eccezionale capacità di adattare la strategia alle circostanze reali, senza farsi paralizzare dai propri stessi principi.


Dal punto di vista antropologico e sociologico, Lenin ha inventato un nuovo tipo umano e organizzativo: il quadro di partito e la politica come guerra di posizione permanente.

  • *Il Partito di tipo nuovo (Che fare?, 1902):Lenin rifiutò l’idea marxista ortodossa secondo cui la classe operaia avrebbe sviluppato spontaneamente una coscienza rivoluzionaria. Teorizzò invece la necessità di un’avanguardia di rivoluzionari di professione”: una struttura d’élite, altamente disciplinata e centralizzata (il centralismo democratico), incaricata di guidare le masse ignare verso la rivoluzione.
  • La sacralizzazione della causa: Nel bolscevismo leninista si nota una vera e propria secolarizzazione dell’ardore religioso russo. La fedeltà incrollabile alla “Linea del Partito” e l’idea che la morale fosse subordinata all’esito della lotta di classe (“è morale ciò che serve a distruggere il vecchio ordine”) crearono un’etica militante rigida, priva di spazio per il dubbio individuale.
  • La mitizzazione post-mortem: Dopo la sua morte nel 1924, nonostante la sua contrarietà espressa in vita e le proteste della moglie Nadežda Krupskaja, il suo corpo venne imbalsamato ed esposto nel Mausoleo sulla Piazza Rossa. Il regime sovietico trasformò Lenin in un’icona quasi divina, fondando il culto di personalità che avrebbe caratterizzato l’URSS per decenni.

Trascorsi lunghi anni di esilio in Europa occidentale, Lenin rientrò in Russia nel aprile del 1917 (con la celebre complicità del governo tedesco) scompaginando il quadro politico con le Tesi di Aprile: niente appoggio al governo provvisorio e “tutto il potere ai Soviet”. Ad ottobre (novembre secondo il calendario gregoriano) i bolscevichi conquistarono il potere con un colpo di mano organizzato con Lev Trockij. Per consolidare il potere di fronte alla guerra civile contro le “Armate Bianche” e all’intervento straniero, Lenin istituì la Čeka (la polizia politica) e decretò il “Terrore Rosso”, sopprimendo la libertà di stampa, mettendo fuori legge gli altri partiti (compresi gli anarchici e i socialisti rivoluzionari) e inaugurando i primi campi di lavoro (Gulag).Dopo le devastazioni del comunismo di guerra che avevano portato il paese alla carestia e a rivolte (come quella dei marinai di Kronštadt), dimostrò il suo pragmatico realismo introducendo nel 1921 la NEP (Nuova Politica Economica), una temporanea riapertura al piccolo commercio privato e al mercato per risollevare l’economia sovietica.


Lenin rappresenta la figura dell’architetto politico che è riuscito a piegare la teoria filosofica alla realtà storica, creando il modello totalitario di partito-stato che ha dominato buona parte del XX secolo.

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