Forse, colei che amò più di tutte.

Sullo sfondo tumultuoso dell’Inghilterra tudoriana, Jane Seymour emerge come una figura apparentemente enigmatica: una regina che regnò per soli 18 mesi, ma che riuscì ad assicurarsi un posto d’onore imperituro nella memoria e nel cuore di Enrico VIII.

Considerata storicamente la sua «vera» moglie e la prediletta, Jane incarnò l’antidoto perfetto alle drammatiche vicende che avevano travolto Caterina d’Aragona e la carismatica, ma fatale, Anna Bolena.

Jane Seymour nacque intorno al 1508 nella nobile famiglia dei Seymour di Wulfhall, nel Wiltshire. Educata secondo i canoni tradizionali riservati alle dame dell’epoca, incentrati sulla gestione domestica, il ricamo e l’etichetta piuttosto che sull’umanesimo rigido o le lingue straniere, entrò a corte come dama di compagnia di Caterina d’Aragona prima, e di Anna Bolena poi.

Laddove Anna era brillante, intellettuale, spregiudicata e incline alla politica, Jane fece della riservatezza e della sottomissione la propria cifra stilistica. Il suo motto personale, «Bound to obey and serve» (Tenuta ad obbedire e servire), riassumeva l’ideale della femminilità tudoriana più conservatrice. Per un re stanco delle tensioni politiche e intellettuali vissute con la Bolena, Jane rappresentò un’oasi di tranquillità e docilità.

Enrico VIII si invaghì seriamente di Jane all’inizio del 1536. La famiglia Seymour, guidata dai fratelli di Jane (Edward e Thomas, figure ambiziose e scaltre), mantenne la giovane donna al riparo da scandali, guidandone le mosse per evitare che diventasse una semplice amante.

I due si sposarono il 30 maggio 1536, appena undici giorni dopo l’esecuzione di Anna Bolena. Jane non venne mai incoronata ufficialmente regina, sia a causa dell’epidemia di peste che colpì Londra, sia perché il re desiderava attendere la nascita di un erede maschio prima di consacrarla con tale rito.

Sebbene lontana dalle macchinazioni aperte, Jane non fu del tutto priva di pragmatismo. Intercedette con successo per la riconciliazione tra Enrico e la figlia primogenita Maria (la futura Maria I), ma quando tentò di perorare la causa dei cattolici durante la rivolta del Pellegrinaggio della Grazia (1536), Enrico la fermò con severità, ricordandole la fine fatta dalla sua spietata precettrice, Anna Bolena. Da quel momento, Jane si mantenne strettamente nei margini del suo ruolo decorativo e domestico.

Il contributo decisivo di Jane alla storia della dinastia Tudor arrivò il 12 ottobre 1537, con la nascita dell’agognato erede maschio: il futuro re Edoardo VI.

La gioia del sovrano e della nazione fu tuttavia rapidamente oscurata dalla tragedia. A causa di complicanze post-parto (molto probabilmente febbre puerperale), Jane Seymour si spense il 24 ottobre 1537 al St James’s Palace, pochi giorni dopo il battesimo del figlio.

Il valore storico e simbolico di Jane Seymour risiede soprattutto nell’impatto emotivo e dinastico che lasciò su Enrico VIII.

Avendogli donato l’unico erede maschio legittimo sopravvissuto, Jane compì il dovere supremo che né Caterina né Anna erano riuscite a portare a termine. Questo successo le garantì un’aureola di perfezione sconsacrata dal tempo: morendo al culmine dell’amore e del successo, non visse abbastanza per disilludere o deludere il sovrano.

Quando Enrico VIII morì dieci anni dopo, nel 1547, lasciò disposizioni precise per essere sepolto nella cappella di San Giorgio al Castello di Windsor proprio al fianco di Jane Seymour, l’unica delle sue sei mogli a ricevere questo onore.

Nel celebre ritratto di Hans Holbein il Giovane, Jane viene immortalata con abiti sontuosi ma con un’espressione composta, composta e impenetrabile. Quel volto divenne il simbolo dell’armonia restaurata (seppur brevemente) alla corte tudoriana, consegnandola alla storia come la regina che salvò la linea di successione della corona inglese.

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