La regina che rifiutò tre volte il trono.

Se il Principe Filippo rappresentava l’elemento di rottura e modernizzazione, Elizabeth Bowes-Lyon (1900–2002), divenuta poi nota come la Regina Madre, è stata l’architetto supremo della sopravvivenza della monarchia britannica nel Novecento.

Sotto l’immagine pubblica di adorabile e innocua nonnina dai cappellini pastello e dal sorriso perenne, si nascondeva una donna dalla volontà d’acciaio, un’abile stratega politica e una figura determinante nelle dinamiche della Casa Reale.

Elizabeth nasce nell’alta aristocrazia scozzese (figlia del Conte di Strathmore e Kinghorne) ma non è di sangue reale. Cresce nel castello di Glamis, luogo intriso di storia e leggende.

Quando il Principe Alberto (futuro Re Giorgio VI, detto “Bertie”) si innamora di lei all’inizio degli anni ’20, Elizabeth rifiuta la sua proposta di matrimonio per tre volte. Aveva intuito perfettamente il prezzo della libertà personale che avrebbe dovuto pagare entrando nella famiglia reale. Cedette solo nel 1923, convinta dalla costanza di Alberto e dalla benedizione del Re Giorgio V, entusiasta di accogliere una nobildonna britannica anziché una principessa straniera.

Il punto di svolta della sua vita (e della storia britannica) arriva nel 1936.Edoardo VIII rinuncia al trono per sposare l’americana divorziata Wallis Simpson. Il timido e balbuziente Alberto viene catapultato sul trono come Giorgio VI. Elizabeth non perdonò mai Wallis Simpson. Considerava l’americana responsabile di aver forzato un uomo fragile e impreparato come suo marito su un trono che lo avrebbe consumato fino alla morte precoce (avvenuta nel 1952 a soli 56 anni). Fu proprio Elizabeth a manovrare dietro le quinte affinché a Wallis venisse negato il trattamento di “Altezza Reale”.

    Durante il secondo conflitto mondiale, la Regina Elizabeth diventa l’icona della resistenza civile britannica.

    Quando il governo le suggerisce di evacuare le giovani principesse Elisabetta e Margaret in Canada per sicurezza, pronuncia la sua celebre frase:
    “Le bambine non se ne andranno senza di me. Io non me ne andrò senza il Re. E il Re non se ne andrà mai.”

    Quando la residenza reale viene colpita dalle bombe tedesche nel settembre 1940, Elizabeth dichiara con pragmatismo: “Sono quasi contenta che siamo stati colpiti. Ora posso guardare in faccia l’East End” (il quartiere operaio di Londra devastato dai Blitz).

    Adolf Hitler la definì esplicitamente “la donna più pericolosa d’Europa”, riconoscendo che il suo morale incrollabile e le sue visite tra le macerie facevano per la resistenza britannica più di un’intera divisione dell’esercito.

    L’ingresso di Filippo nella famiglia reale non fu accolto con entusiasmo da Elizabeth.Lo considerava grezzo, troppo tedesco per via delle sorelle e pericolosamente progressista. Lo soprannominò persino (alle sue spalle) “The German” (il tedesco) o “The Lion Tamer” (il domatore di leoni), per via del suo tentativo di gestire e modernizzare la corte. Quando Filippo premette affinché i figli prendessero il suo cognome (Mountbatten), la Regina Madre si alleò con Winston Churchill per convincere la giovane Elisabetta II a mantenere esclusivamente il nome della casata: Windsor. Filippo ne fu devastato, dichiarando celebremente di essere “l’unico uomo nel paese a non poter dare il proprio nome ai figli”.

    La Regina Madre è stata il perno attorno a cui la monarchia si è riorganizzata dopo la guerra.

    È scomparsa nel marzo 2002 all’età di 101 anni, pochi mesi dopo la morte della figlia minore Margaret, segnando la fine definitiva della generazione che aveva vissuto e superato il trauma della Seconda Guerra Mondiale.

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