Se pensavate che i reali inglesi vivessero di rigore, tè delle cinque e impassibilità britannica, Spare arriva a ricordarci che sotto i diademi e i titoli nobiliari si nascondono cuori infranti, gelosie da asilo nido e, soprattutto, un disperato bisogno di uno psicanalista bravo (e di un ufficio pubbliche relazioni meno permaloso).
Il libro, magistralmente scritto con l’aiuto di un ghostwriter che meriterebbe la pensione anticipata e una medaglia al valore, parte da un presupposto tragicomico: il dramma cosmico di essere il numero due. Oh, povero Harry. Costretto a vivere in una reggia, a viaggiare in prima classe e a godersi privilegi feudali, ma con la sventura di avere un fratello maggiore destinato al trono. Un trauma così profondo da meritare centinaia di pagine di lamentele assortite.
La celeberrima diatriba sulla torta nuziale o sul famigerato alterco per una collana rotta da William raggiungono vette di meschinità domestica che farebbero sembrare C’è posta per te un trattato di geopolitica. Tra la rievocazione delle peripezie adolescenziali con le sostanze stupefacenti, le confidenze imbarazzanti sui congelamenti anatomici al Polo Nord e i pianti strategici sulla spalla di Meghan, Harry si nudo-ritrae non come un eroe ribelle, ma come un adolescente perenne intrappolato nel corpo di un duca in esilio californiano. Il libro grida vendetta (e pubblicità) da ogni capitolo. Si scaglia contro i tabloid con la furia di chi, però, ha appena venduto i segreti più intimi della propria famiglia al miglior offerente (Netflix, Penguin Random House e chi più ne ha, più ne metta).
Spare è un capolavoro involontario. È il perfetto manuale per chiunque voglia capire come trasformare una crisi di nervi regale in un best-seller planetario, sputtanando il proprio lignaggio per guadagnarsi la copertina di People.
Meno Shakespeare, più Real Housewives of Windsor. Divertente se letto con i popcorn, deprimente se si pensa ai milioni di euro incassati per raccontarci che la vita a corte è dura quando non sei il re.
