Se c’è una cosa che Giuseppe Cruciani sa fare bene, è smontare i castelli di carta del conformismo contemporaneo. Con uno dei suoi libri di maggiore successo, “Via Crux. Contro il politicamente corretto” (Cairo Editore), il conduttore de La Zanzara compie un’operazione che è insieme un manifesto politico, uno sfogo catartico e un inventario impietoso delle nostre piccole e grandi ipocrisie quotidiane.
Non aspettatevi un saggio accademico infarcito di note a piè di pagina o di aride digressioni sociologiche. Via Crux si legge esattamente come lo si ascolta in radio: un flusso di coscienza tagliente, veloce, provocatorio, scritto con lo stile di chi non ha alcuna intenzione di risultare simpatico a tutti i costi.
Il cuore pulsante del libro è la radiografia di quella che l’autore definisce una vera e propria censura preventiva mascherata da civiltà. Cruciani prende di mira il “politicamente corretto” non come semplice bon ton linguistico, ma come un sistema organizzato per limitare il perimetro di ciò che si può dire, pensare o persino desiderare.
Dalle fobie alimentari ai dogmi ambientalisti, passando per il linguaggio inclusivo forzato e la caccia alle streghe contro chiunque sgarri dal coro del “pensiero buono”, il libro accumula esempi ed episodi per dimostrare un punto chiave: la libertà di espressione sta morendo soffocata dal perbenismo. Cruciani difende con la spada tratta il diritto alla volgarità, alla battuta fuori luogo, al dissenso e persino all’antipatia. Per lui, la pretesa di purificare il mondo attraverso le parole è solo una forma di autoritarismo moderno, portato avanti da censori in doppiopetto e pasdaran della morale altrui.
La forza di Via Crux sta nella sua natura di specchio deformante ma fedele. Anche quando si vorrebbe storcere il naso davanti a certe uscite muscolari o a generalizzazioni volutamente estreme, il lettore riconosce puntualmente i tic della società di oggi, quella dei social network dove tutti fanno a gara per mostrarsi indignati a intermittenza.
È un libro che diverte, irrita, scuote e costringe a fare i conti con i propri doppiopesismi. Non cerca il consenso del lettore perbenista, anzi, fa di tutto per provocarlo.
A chi è consigliato: A chi detesta le etichette, a chi non ne può più della retorica imperante e a chi cerca una lettura politicamente scorretta che non annoia mai.
A chi è sconsigliato: Ai puristi della diplomazia verbale, ai permalosi cronici e a chi cerca manuali di galateo istituzionale.
In fondo, come ripete lo stesso Cruciani, la libertà non è uno spazio sicuro: è il caos in cui ciascuno deve assumersi il rischio di dire la propria.

Da fan di Cruciani apprezzo che tu gli faccia pubblicità.
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