L’adattamento cinematografico di un’opera letteraria complessa e profondamente radicata nelle paure umane come Pet Sematary è una sfida titanica. Dal romanzo di Stephen King sono nati due lungometraggi principali: il cult storico diretto da Mary Lambert nel 1989 e il remake moderno diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer nel 2019.
Un’analisi comparativa rivela come il primo capitolo cinematografico rimanga un’opera straordinaria e irripetibile, capace di superare i limiti tecnici dell’epoca grazie a un’anima autoriale unica, mentre il secondo si perda in un esercizio di stile derivativo.
1. Pet Sematary (1989): Un capolavoro nato sotto una cattiva stella
Uscito nelle sale statunitensi il 21 aprile 1989 e distribuito da Paramount Pictures, il film del 1989 diretto da Mary Lambert (regista nota anche nel panorama dei videoclip musicali, inclusi quelli di Madonna) possiede una forza evocativa che sfida lo scorrere del tempo.
Uno degli elementi di assoluto pregio del film del 1989 è il controllo creativo diretto di Stephen King. Lo scrittore non solo ha firmato personalmente la sceneggiatura (adattando il suo stesso romanzo), ma ha voluto fortemente che le riprese si svolgessero in gran parte nel suo Stato d’origine, il Maine (tra le cittadine di Bangor, Sedgwick e Bucksport).
Inoltre, King regala ai fan un imperdibile cameo: appare nel ruolo del reverendo severo e impacciato durante il funerale di Missy. Questa vicinanza fisica e artistica dell’autore ha garantito al film un’aderenza psicologica spaventosa allo spirito originale del libro.
A rendere il film un vero e proprio oggetto di culto contribuisce la colonna sonora, impreziosita dal leggendario brano “Pet Sematary” composto ed eseguito dai Ramones (la celebre punk band di New York guidata da Joey Ramone, che scrisse la canzone dopo aver letto il libro nel backstage di un concerto, chiuso nella stanza d’albergo regalatagli dallo stesso King). La canzone, che scorre sui titoli di coda, infonde una malinconia oscura e corrosiva, diventando un inno immortale del cinema horror anni ’80.
È innegabile che, a distanza di decenni, gli effetti speciali pratici del 1989 possano apparire datati. La tecnologia di animatronica e i pupazzi usati per simulare il piccolo Gage zombie o il gatto Church non hanno la perfezione in CGI del cinema contemporaneo. Tuttavia, questo “limite” tecnico gioca a favore del film: la consistenza fisica dei pupazzi, la grana della pellicola e l’atmosfera plumbea e decadente della provincia americana donano alla pellicola un sapore artigianale, tangibile e profondamente perturbante. La tensione psicologica generata dalla performance agghiacciante del piccolo Miko Hughes (Gage) compensa ampiamente qualsiasi imperfezione visiva.
2. Pet Sematary (2019): Il remake patinato e senza coraggio
Il 5 aprile 2019 (dopo l’anteprima mondiale al festival South by Southwest il 16 marzo) è arrivato nelle sale il remake diretto dal duo Kölsch-Widmyer. Sulla carta, il film prometteva un ritorno più fedele alla struttura cupa del romanzo, introducendo persino una variante narrativa importante: non è il piccolo Gage a morire investito dal camion, bensì la sorella maggiore Ellie.
Nonostante una confezione visiva moderna, una fotografia pulita e attori di calibro come Jason Clarke (Louis) e John Lithgow (Jud Crandall), il film del 2019 fallisce laddove l’originale aveva trionfato: la profondità emotiva. Sostituire Gage con Ellie sposta il fulcro dell’orrore da un dramma genitoriale straziante e insostenibile (la morte di un bambino in età prescolare) a un thriller d’azione/soprannaturale a base di “bambina assassina”, perdendo la devastazione psicologica del testo di King. Il film si affida pesantemente a trucchi digitali e a cliché abusati del cinema horror commerciale (i classici jump scares rumorosi), sacrificando il senso di lenta e inesorabile claustrofobia e disperazione che caratterizzava la versione dell’89.
Il pubblico e la critica hanno accolto il film in modo tiepido (su piattaforme come CinemaScore ha ottenuto un modesto voto “C+”). Pur avendo incassato globalmente oltre 110 milioni di dollari a fronte di un budget ridotto (coprendo ampiamente i costi di produzione), è stato rapidamente archiviato come un horror dimenticabile, incapace di lasciare un’impronta duratura nell’immaginario collettivo, a differenza del predecessore.
| Caratteristica | Pet Sematary (1989) | Pet Sematary (2019) |
| Regia | Mary Lambert | Kevin Kölsch, Dennis Widmyer |
| Coinvolgimento di Stephen King | Autore della sceneggiatura e attore (cameo) | Nessun coinvolgimento diretto |
| Colonna sonora | Iconica, firmata dai Ramones e Elliot Goldenthal | Anonima, orchestrale e commerciale |
| Luoghi di ripresa | Reali esterni nel Maine (Bangor) | Ricreato principalmente in studio/Canada |
| Il bambino investito | Il piccolo Gage Creed | La primogenita Ellie Creed |
| Stile ed Effetti | Effetti pratici artigianali, atmosfera cupa e gotica | CGI moderna, estetica patinata e jump scares |
Se il film del 2019 è un prodotto usa e getta pensato per intercettare la nostalgia del pubblico contemporaneo, il film del 1989 rimane un caposaldo del cinema di genere. Quest’ultimo, pur mostrando i segni del tempo nella tecnica, trasuda una sincerità viscerale, un rispetto viscerale per il dolore descritto da King e vanta un’identità culturale inconfondibile, cementata dal rock dei Ramones e dalla presenza fisica dello stesso autore sul set.
