
San Biagio, Vescovo di Sebaste, visse e fu martirizzato con la decapitazione nel IV secolo d.C. dopo essere stato scorticato con pettini di ferro e gettato in un lago.

Prima di diventare vescovo era stato medico. Per sfuggire alle persecuzioni aveva vissuto in una grotta tra i monti dove ammansiva e curava gli animali selvatici.
Tra i miracoli a lui attribuiti c’è l’intervento per salvare la vita di un ragazzo soffocato da una lisca di pesce.
Per questo è invocato dai fedeli contro il mal di gola.

“Se la spina o l’osso non volesse uscire fuori, volgiti all’ammalato e digli «Esci fuori, osso, se pure sei osso, o checché sii: esci come Lazzaro alla voce di Cristo uscì dal sepolcro, e Giona dal ventre della balena».

Claudio Lapucci, storico toscano di tradizioni popolari, attraverso i suoi studi, noto’ un collegamento a una terribile realtà del passato e, soprattutto, a una malattia della gola, spesso mortale, che attaccava i bambini: la difterite.

Fino ai primi dell’Ottocento, fu confusa con altre malattie della gola. Quando si presentava un mal di gola in un bambino, soprattutto in questa stagione, i familiari si preoccupavano perché non si sapeva come poteva finire, senza magari spiegarsi il motivo. La vaccinazione ci ha fatto dimenticare questa malattia, che purtroppo è ancora presente in paesi meno fortunati.

Per questo motivo, l’invocazione al santo protettore della gola era una preghiera colma di speranza e desiderio di serenità.
Accompagnata, soprattutto nelle campagne lombarde, da un fetta di panettone.
Tradizione, devozione e preghiera: atti che sono stati tramandati fino a noi. Da preservare, comprendere e custodire.

