Il dialetto potentino è la varietà linguistica tradizionale parlata a Potenza e nell’area circostante. Fa parte del gruppo dei dialetti meridionali intermedi, ma presenta caratteristiche molto particolari dovute alla storia complessa della Basilicata, terra di passaggio tra Campania, Puglia e Calabria.
Le origini del potentino risalgono al latino parlato introdotto dai Romani nell’Italia meridionale. Dopo la caduta dell’Impero romano, il territorio lucano subì numerose dominazioni che lasciarono tracce linguistiche importanti.
La base principale del dialetto è il latino volgare. Molte parole e strutture derivano direttamente dal latino parlato dalle popolazioni rurali:
figghj ← filius (figlio)
uocchj ← oculus (occhio)
Nel potentino, come in molti dialetti meridionali, il latino si è evoluto in modo diverso rispetto all’italiano standard.
La Basilicata fu influenzata dalla presenza greca già nell’epoca della Magna Grecia e poi durante il dominio bizantino (VI-XI secolo). Alcuni vocaboli e suoni mostrano ancora tracce greche, soprattutto nei paesi più orientali della regione.
I Longobardi dominarono parte dell’Italia meridionale e lasciarono termini legati: alla guerra, all’organizzazione sociale, e alla vita quotidiana.
Con i Normanni arrivarono elementi franco-provenzali e francesi medievali. Alcune parole del potentino hanno origine galloromanza, specialmente nei termini feudali e militari.
La lunga dominazione spagnola nel Sud Italia (XVI-XVIII secolo) influenzò molto il lessico con parole legate all’amministrazione, modi di dire, termini popolari.
Ad esempio il termine criànza (educazione) deriva dallo spagnolo crianza.
Caratteristiche linguistiche del potentino
- Vocalismo particolare
Il potentino modifica spesso le vocali italiane:
bene → buèn
fuoco → fòch
Le vocali possono diventare più chiuse o dittongarsi.
- Consonanti forti
Sono frequenti:
raddoppiamenti consonantici,
suoni intensi,
trasformazioni fonetiche.
Esempi:
nd,
mb,
ddr.
- Articoli e pronomi
Articoli tipici:
u = il
a = la
i = gli/le
Pronomi spesso abbreviati:
m’, t’, n’.
Essendo una terra storicamente agricola e pastorale, il dialetto conserva moltissimi termini legati alla campagna, agli animali, ai lavori agricoli ed infine alle stagioni.
La Basilicata è linguisticamente molto frammentata.
Il potentino si distingue dai dialetti materani, più vicini al pugliese; da quelli meridionali estremi influenzati dal calabrese e dalle aree gallo-italiche della Basilicata nord-occidentale, dove esistono persino tratti simili ai dialetti del Nord Italia.
Per questo il lucano non è un unico dialetto, ma un insieme molto vario di parlate.
Il dialetto potentino è stato per secoli la lingua quotidiana del popolo. Oggi l’italiano standard prevale, soprattutto tra i giovani, ma il dialetto resta molto importante nelle famiglie, nella comicità popolare, nei proverbi, nella musica tradizionale, e nelle feste religiose.
Molti scrittori e studiosi lucani hanno cercato di conservarlo come patrimonio culturale.
Alcuni esempi di parole potentine
uagnòn ragazzo
accattà comprare
mo’ adesso
faticà lavorare
mammà mamma
Curiosità
Il potentino può risultare difficile anche ad altri meridionali perché cambia molto da paese a paese; ha una pronuncia veloce e chiusa; e conserva forme arcaiche molto antiche.
È un dialetto che racconta bene la storia della Basilicata: una regione isolata ma attraversata da popoli e culture diverse nel corso dei secoli.

