Gli orrori non si scordano mai.

Il 6 agosto 1945 è segnato da uno degli eventi più drammatici e decisivi della storia contemporanea: il primo utilizzo dell’arma atomica contro una popolazione civile, la città giapponese di Hiroshima.

Alle 8:15 del mattino, il bombardiere statunitense B-29 Enola Gay, guidato dal pilota Paul Tibbets, sganciò sopra il centro della città la bomba all’uranio denominata in codice Little Boy.


La bomba esplose a un’altezza di circa 600 metri sopra il suolo, generando una temperatura al centro dell’ipocentro stimata in oltre 3.000-4.000 °C, radendo al suolo quasi l’80% degli edifici entro un raggio di 1,5 km. L’impatto fu immediato ed devastante. Si stima che circa 70.000–80.000 persone morirono all’istante o nelle ore successive. Nei mesi e anni a venire, le radiazioni portarono il bilancio complessivo a oltre 140.000 vittime. Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba fu sganciata su Nagasaki. Il 15 agosto il Giappone annunciò la resa, ponendo fine alla Seconda Guerra Mondiale e segnando l’inizio dell’era atomica e della Guerra Fredda.


Il Genbaku Dome (Cupola della bomba atomica), l’unico edificio rimasto parzialmente in piedi vicino all’ipocentro, è stato conservato esattamente nelle condizioni successive all’esplosione ed è oggi patrimonio UNESCO e simbolo universale di pace e disarmo.


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