Potenza.

Se c’è una parola che descrive Potenza fin dalle sue origini, è resilienza. Arroccata a 819 metri di altitudine — il capoluogo di regione più alto d’Italia —, questa città non è nata per caso: è stata scolpita dalla determinazione dei suoi abitanti, dall’ostinazione contro gli imperi e da una continua, straordinaria capacità di rinascere dalle proprie ceneri.

La storia non comincia dove si trova la città oggi, ma poco lontano, nell’antica Vaglio. Lì vivevano i Lucani, un popolo guerriero e fiere della propria indipendenza. Quando i Romani cercarono di sottometterli, i Lucani non si piegarono facilmente: durante le Guerre Puniche fecero una scelta d’azzardo, alleandosi con Annibale contro Roma.

La scommessa fu perduta. I Romani, per punizione, ridussero la vecchia città e costrinsero la popolazione a riorganizzarsi lungo le vie di comunicazione del fiume Basento. Nacque così Potentia (“la potente”), un nome che era sia un augurio sia una dichiarazione d’intenti.

Nel Medioevo, Potenza divenne una roccaforte ambita da Normanni, Svevi e Angioini. Ma la vera anima culturale della città si forged attorno alla figura del suo santo patrono, San Gerardo La Porta, un vescovo giunto dal Nord nel XII secolo che conquistò la devozione dei potentini.

Attorno al santo ruota una delle leggende più suggestive del Mezzogiorno: la notte in cui dei pirati mori (i “Turchi”) risalirono il Basento per attaccare la città, San Gerardo apparve in cielo facendo calare una nebbia fitta e inviando schiere angeliche a protezione delle mura. Ancora oggi, ogni 29 maggio, la città rievoca quell’episodio con la Sfilata dei Turchi, un carosello storico travolgente che paralizza e illumina l’intero centro antico.

I potentini hanno sempre avuto il sangue caldo quando si tratta di libertà. Il 18 agosto 1860, molto prima che Garibaldi varcasse lo Stretto di Messina, Potenza fu la prima città del Mezzogiorno a proclamare l’insurrezione contro i Borboni e l’adesione all’Italia unita. Un gesto di puro coraggio che le valse la medaglia d’oro al valor civile e consolidò definitivamente il suo ruolo di capitale politica e civile della Basilicata.

Se c’è un elemento con cui Potenza ha dovuto fare i conti per secoli, è la terra che trema. Terremoti devastanti — nel 1273, nel 1857 e il più recente del 1980 — ne hanno continuamente ridisegnato il profilo urbano, distruggendo palazzi antichi e costringendo gli architetti a reinventare la città.

Anziché arrendersi, nel Novecento Potenza ha abbracciato una metamorfosi futurista:

  • Il Ponte Musmeci: negli anni ’70, l’ingegnere Sergio Musmeci ha progettato un ponte sul Basento che non è una semplice infrastruttura, ma un’opera d’arte d’avanguardia a membrana continua in cemento armato, oggi monumento nazionale.
  • Le Scale Mobili: per superare i dislivelli vertiginosi tra la valle e il colle antico, Potenza si è dotata della rete di scale mobili coperte più lunga d’Europa (seconda al mondo solo a Hong Kong), trasformandosi a tutti gli effetti in una vera “città verticale”.

Una meraviglia unica e tutta da scoprire.

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