Dal freddo dei numeri al calore dello sguardo.

Se Simone rappresenta la forza impulsiva e carnale che deve imparare a piegarsi, Matteo (interpretato da Evan Rosenblum) rappresenta l’esatto opposto: la mente brillante, analitica e ferita di un emarginato che deve imparare a farsi toccare il cuore. Nella narrazione di The Chosen, il pubblicano non è solo il “traditore” o l’autore del Vangelo che leggeremo, ma un personaggio di una modernità sbalorditiva, tratteggiato con una delicatezza psicologica straordinaria..


Fin dalle prime apparizioni, la serie sceglie di caratterizzare Matteo attraverso tratti che oggi definiremmo dello spettro autistico o di una spiccata neuro divergenza: Per Matteo il mondo è un algoritmo perfetto, una griglia di dati, tasse e calcoli che non mentono e non tradiscono. I numeri hanno un ordine logico; gli esseri umani no. È goffo, incapace di leggere il linguaggio del corpo o le sfumature emotive altrui, rigido nelle abitudini e ossessionato dai dettagli. Questa sua “diversità” lo rende un estraneo ovunque vada.Matteo non è un pubblicano corrotto solo per avidità di denaro; lo è perché la sua stessa famiglia e la sua comunità lo hanno emarginato a causa del suo carattere e delle sue peculiarità. La carica di esattore per i Romani diventa la sua corazza e la sua unica via per ottenere una forma di potere e sopravvivenza in un mondo che lo disprezza.

Il momento in cui la sua vita si spezza e si ricompone è uno dei punti più alti della serie. Quando Gesù lo chiama dal suo banco di gabelliere, non lo fa con un discorso morale o giudicante. Lo guarda. Uno sguardo che non misura la sua utilità economica e non si spaventa della sua rigidità.

Matteo lascia tutto non perché capisca immediatamente la teologia del Regno, ma perché sperimenta per la prima volta nella vita l’essere desiderato per quello che è, non per quello che produce o possiede. È il passaggio dalla freddezza della Legge dei numeri alla vertigine della grazia.

La bellezza del percorso di Matteo in The Chosen sta nel realismo delle sue difficoltà all’interno del gruppo dei discepoli.

Accettare Matteo è durissimo per gli altri apostoli. È stato un collaborazionista, un traditore che ha dissanguato la sua gente per ingrassare i Romani. Simone, in particolare, fa molta fatica a tollerarlo.

Vediamo Matteo sforzarsi goffamente di capire le dinamiche umane, di fare amicizia (emblematica e tenera è la sua vicinanza a Simone Zelota, l’ex ribelle armato, in una convivenza che è un miracolo vivente di riconciliazione), di sbagliare e di sentirsi continuamente fuori posto.

La sua abilità maniacale per i dettagli non scompare con la conversione, ma viene redenta e messa al servizio del Maestro. Matteo comincia a registrare tutto, a scrivere, a raccogliere le parole e i gesti di Gesù, diventando lo storico e il testimone metodico di ciò che i suoi occhi stanno vedendo.


Matteo in The Chosen ci insegna che Dio non ha bisogno di persone “normali” o socialmente perfette per compiere la sua opera. La sua mente quadratica e i suoi traumi non sono un ostacolo per il Maestro, ma il filtro unico attraverso cui quel Vangelo verrà raccontato al mondo. Attraverso Matteo, la serie ci ricorda che la salvezza passa anche per il riscatto delle nostre diversità e delle nostre ferite più nascoste.


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