L’adattamento cinematografico del capolavoro di Stephen King firmato dal regista Andy Muschietti si divide in due parti: It (2017) e It – Capitolo Due (2019).
Uniti formano un’opera monumentale che ha riscritto i record del botteghino horror (il primo capitolo è stato a lungo il film VM14/R-rated di maggiore incasso nella storia del cinema). Eppure, i due film presentano dinamiche, pregi e difetti profondamente differenti.
| Caratteristica | It (Parte Prima, 2017) | It – Capitolo Due (Parte Seconda, 2019) |
| Focus Temporale | Anni ’50 (L’infanzia dei Perdenti) | Anni ’80 (L’età adulta dei Perdenti) |
| Protagonisti | Il Club dei Perdenti da bambini | Il Club dei Perdenti da adulti |
| Tono principale | Coming-of-age, avventura nostalgica, terrore puro | Dramma psicologico, risoluzione dei traumi, ironia |
| Accoglienza Critica | Molto alta (86% su Rotten Tomatoes) | Più altalenante/mista (63% su Rotten Tomatoes) |
| Incassi Globali | Circa 702 milioni di dollari | Circa 473 milioni di dollari |
It (2017) – La freschezza del terrore fanciullesco
Il primo capitolo sposta l’ambientazione originale dal 1957 agli anni ’80 (scelta poi ripresa specularmente nel secondo film), concentrandosi interamente sui ragazzini di Derry.
I Pregi
- La chimica del cast giovanile: Il vero motore del film è l’incredibile affiatamento tra i giovani attori (su tutti Sophia Lillis nel ruolo di Beverly e Jack Dylan Grazer in quello di Eddie). La loro dinamica ricorda i grandi classici cult degli anni ’80 come Stand By Me o I Goonies.
- La performance di Bill Skarsgård:Il suo Pennywise è disturbante, imprevedibile, visivamente magnetico. L’uso dei suoi occhi asimmetrici e del sorriso inquietante ha ridefinito l’iconografia del clown assassino.
- Equilibrio tra generi: Il film riesce magistralmente a bilanciare la tensione horror con momenti di profonda tenerezza adolescenziale, umorismo e cameratismo.
I Difetti
- Jump scare ripetitivi: Nella seconda metà, il film tende a inflazionare i trucchi visivi digitali e i classici sobbalzi sulla sedia, perdendo parte della sottile inquietudine iniziale.
- La figura di Beverly: Rispetto al romanzo (e in parte al secondo film), il personaggio di Beverly rischia talvolta di scivolare nel tropo della “damigella in pericolo” da salvare, focalizzandosi molto sul triangolo amoroso/affettivo con Bill e Ben.
It – Capitolo Due (2019) – Il peso della memoria e dei ricordi
Il secondo capitolo raccoglie la sfida più difficile: raccontare la maturità dei protagonisti e la chiusura del cerchio contro Pennywise.
I Pregi
- Un cast adulto stellare: Scegliere attori del calibro di James McAvoy, Jessica Chastain e soprattutto Bill Hader (che ruba la scena interpretando un esilarante e tragico Richie Tozier) è stata una mossa vincente. La somiglianza fisica ed espressiva con i giovani attori del primo film è impressionante.
- La psicologia dei traumi: Il film affronta con coraggio temi complessi come il senso di colpa, la rimozione dei ricordi d’infanzia, l’omofobia e la violenza domestica, rimanendo fedele alla tesi di King secondo cui da adulti si dimentica come si fa a credere (e quindi a sconfiggere il male).
- Il finale emotivo: Nonostante la deriva action del climax, l’addio finale tra i membri del Club dei Perdenti è struggente e chiude la narrazione con una forte carica catartica.
I Difetti
- La durata eccessiva:Con le sue quasi tre ore di minutaggio (2h e 49m), il film accusa evidenti problemi di ritmo nella parte centrale, dove i protagonisti affrontano “i flashback” individuali per recuperare i singoli oggetti ricordo.
- CGI sovrabbondante e perdita di paura: Nel finale, Pennywise e le manifestazioni cosmiche perdono gran parte del loro mistero terrificante a causa di una computer grafica a tratti eccessiva e sopra le righe, che trasforma il terrore psicologico in un blockbuster d’azione sovrannaturale.
- La gestione del “Rituale di Chüd”: Il tentativo di spiegare le origini cosmiche dell’entità risulta affrettato e meno affascinante rispetto alla controindicazione letteraria.
Considerati come un unico blocco cinematografico, i due film di Muschietti rappresentano il miglior adattamento possibile per il grande schermo di un’opera così smisurata e complessa come quella di King. Il primo film è un gioiello di intrattenimento horror e nostalgia, accessibile e travolgente. Il secondo film è più imperfetto, disomogeneo e sovraccarico, ma possiede un cuore emotivo adulto che giustifica pienamente la visione per chi ha amato i giovani “Perdenti”.
